04

ASSEGNO FAMILIARE 2017 GUIDA

Guida sull’assegno familiare ANF erogato ai lavoratori dipendenti con figli a carico: scadenza domande, beneficiari, requisiti reddituali, calcolo e soglie INPS 2017.

Beneficiari ed esclusi

L’assegno spetta a:

  • dipendenti pubblici e privati in attività (compresi apprendisti, collaboratrici domestiche, lavoratori a domicilio, soci di cooperative) e assimilati (es.:  lavoratori socialmente utili);
  • lavoratori in aspettativa per cariche pubbliche elettive o sindacali;
  • titolari di prestazioni a sostegno del reddito (es.: indennità di disoccupazione, cassa integrazione, mobilità, maternità, malattia…);
  • titolari di pensioni liquidate dal fondo pensioni dipendenti INPS o di regimi sostitutivi ed esclusivi dell’AGO (Assicurazione Generale Obbligatoria).

La legge n. 449/1997 ha esteso il diritto all’assegno familiare anche ai lavoratori parasubordinati iscritti alla Gestione Separata INPS che versano la quota assicurativa, purché non pensionati o iscritti ad altra forma di previdenza obbligatoria.  Sono esclusi dalla prestazione i piccoli coltivatori diretti (per le giornate di lavoro autonomo con le quali integrano quelle di lavoro agricolo dipendente), coltivatori diretti (anche coloni e mezzadri), i pensionati delle gestioni speciali per i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri).

Per ottenere l’assegno il nucleo familiare deve essere composto dal richiedente e altri familiari anche non conviventi (fatta eccezione per i figli naturali riconosciuti da entrambi i genitori):

  • coniuge non legalmente ed effettivamente separato;
  • figli legittimi o legittimati ed equiparati (adottivi, affiliati , naturali, legalmente riconosciuti o giudizialmente dichiarati, nati da precedente matrimonio dell’altro coniuge, affidati a norma di legge, i nipoti viventi a carico di ascendente diretto) di età inferiore a 18 anni;
  • figli maggiorenni inabili per difetto fisico o mentale, nella permanente impossibilità di dedicarsi a un lavoro proficuo;
  • fratelli, sorelle e nipoti minori di età o maggiorenni inabili, purché orfani di entrambi i genitori e senza diritto alla pensione superstiti.

Soglie di reddito

Il diritto all’assegno è subordinato al reddito complessivo del nucleo familiare che non deve oltrepassare i limiti di legge stabiliti ogni anno, con validità dal 1° luglio di ogni anno al 30 giugno dell’anno successivo. Il reddito deve derivare al 70% da lavoro dipendente e assimilato soggetto all’IRPEF, compresi quelli a tassazione separata (arretrati sulle retribuzioni, indennità sostituiva di preavviso), anche se conseguiti all’estero o presso enti internazionali con sede in Italia. Contribuiscono anche gli assegni periodici corrisposti al coniuge in conseguenza di separazione o divorzio e le prestazioni previdenziali derivanti da lavoro dipendente (indennità di disoccupazione e mobilità, malattia e maternità, integrazioni salariali).

Tabelle 2017

Per stabilire l’importo della prestazione si devono verificare le tabelle annuali INPS in base a: composizione nucleo familiare, presenza o meno di figli o soggetto inabile. Le tabelle 2017 sono state pubblicate con la circolare n.92 del 27 giugno 2016 (per il periodo 1° luglio 2016 – 30 giugno 2017).

Calcolo

L’assegno è corrisposto per intero se il rapporto di lavoro è continuativo per:

  • ogni mese di lavoro: 104 ore effettuate (operaio) o 130 ( impiegato);
  • ogni settimana: se non si raggiungono 104 o 130 ore di lavoro al mese ma sono state effettuate almeno 24 ore settimanali (operaio) o 30 ore ( impiegato);
  • ogni giornata lavorata: in caso di mancato raggiungimento delle 24 o 30 ore settimanali.

Domande

La richiesta dell’assegno familiare si presenta tramite consegna del modulo ANF/DIP- COD. SR16 al datore di lavoro, che ottiene dall’INPS il rimborso delle somme pagate. In alcuni casi il datore paga l’assegno solo se il lavoratore ha ottenuto prima l’autorizzazione dall’INPS (in questi casi la domanda si presenta con modello ANF42), che viene richiesta per includere determinati familiari nel nucleo:

  • figli di genitori legalmente separati/divorziati o del coniuge già divorziato, prole naturale riconosciuta da entrambi i genitori, figli ed equiparati per i quali non sia stata sottoscritta la prevista dichiarazione del coniuge del richiedente;
  • fratelli, sorelle e nipoti;
  • familiari maggiorenni inabili al 100% o minorenni inabili per i quali non sia già documentata l’incapacità a svolgere i compiti e le funzioni dell’età;
  • familiari residenti all’estero.

Prenota la richiesta, chiedi una consulenza a M 3472344028 o manda una e-mail

Read More

07

IMU riduzione del 25% su contratti concordati

L’IMU è l’imposta dovuta sul patrimonio immobiliare: al valore di ogni singolo immobile, solitamente determinato in base alla sua rendita catastale, si applica una aliquota stabilita dal Comune in cui l’immobile si trova.

L’IMU è ora ricompresa nella nuova Imposta Unica Comunale IUC (IMU + TASI + TARI) introdotta dalla Legge di stabilità 2014.

Riduzioni dell’imposta

L’IMU è ridotta del 25% (si paga, cioè, il 75%) in caso di fabbricato locato a canone concordato, ai sensi della legge 9 dicembre 1998, n. 431.

Che cosa è

L’IMU è una imposta entrata in vigore dal 1° gennaio 2012 in sostituzione di ICI, Irpef dovuta sugli immobili non locati e relative addizionali regionali e comunali.
L’IMU si differenzia pertanto dall’ICI, in quanto tributo sostitutivo di imposte dirette (l’IRPEF sugli immobili) e ripartito fra l’erario (lo Stato),  e il singolo comune, al quale spettava, nella norma ora modificata, il 50% dell’imposta sugli immobili diversi dalla abitazione principale e, delle relative pertinenze, dei fabbricati rurali ad uso strumentale.
Attualmente è invece previsto che l’intera imposta sia riscossa dal comune, ad eccezione degli immobili classificati nel gruppo D, cioè immobili ad uso produttivo, come capannoni, alberghi, ecc.

Il versamento dell’IMU

L’IMU è dovuta in base valore dell’immobile posseduto.
Nel caso di fabbricati, occorre distinguere fra:

  • fabbricati iscritti in catasto;
  • fabbricati non iscritti in catasto;
  • fabbricati di interesse storico e artistico.

Per i fabbricati iscritti in catasto, il valore è costituito dalla rendita attribuita agli stessi,rivalutata del 5% e moltiplicata per i coefficienti indicati:

  • per la categoria A (escluso A/10) , cioè per le abitazioni, si moltiplica per 160;
  • per la categoria C (escluso C/1), cioè rimesse, autorimesse, tettoie, si moltiplica per 160;
  • per la categoria A/10, cioè studi privati, e D/5, cioè banche e assicurazioni, si moltiplica per 80;
  • per la categoria C/1, cioè negozi e botteghe, si moltiplica per 55;
  • per la categoria B, cioè convitti, ospedali, conventi, ricoveri, ecc, e per i fabbricati C/3,C/4, C/5, cioè laboratori, stabilimenti balneari, ecc, si moltiplica per 140.
  • per la categoria D (escluso D/5), cioè opifici e immobili a destinazione speciale e particolare, se iscritti in catasto, si moltiplica per 65.

 Gli immobili non ancora iscritti in catasto sono solitamente inseriti nella categoria D: si tratta di fabbricati ad uso strumentale (ad esempio: capannoni, ecc.), il cui valore  è definito sulla base delle scritture contabili dell’impresa che ne è proprietaria.
Per questi fabbricati l’imposta si calcola partendo dal loro costo originario e applicando i coefficienti di aggiornamento previsti da apposite disposizioni del Ministero delle Entrate e Finanze.
Tale regola è tuttavia applicabile soltanto nel caso di fabbricati posseduti da imprese: qualora il proprietario fosse anche solo in parte un soggetto non imprenditore, cioè un privato, si dovrà fare riferimento a valori determinati con un apposito sistema informatico (procedura DOC.FA.).
Per gli immobili di interesse storico e artistico l’imposta è dovuta in base ad una rendita catastale ridotta, determinata dalla tariffa d’estimo minore fra quelle applicate per le abitazioni della stessa zona censuaria. Si tratta comunque di immobili poco comuni, con caratteristiche e vincoli specifici, la cui individuazione è solitamente effettuata da enti preposti alla tutela del patrimonio storico-artistico.
Per i terreni agricoli la base imponibile è il loro reddito domenicale (cioè il reddito relativo alla proprietà del bene e non quello derivante dal concreto esercizio dell’attività agricola), rivalutato del 25% e moltiplicato per 75, secondo la seguente formula:

 (Reddito domenicale + 25%) x 75

I terreni agricoli sono comunque esenti se sussistono le seguenti condizioni:

  • se posseduti da imprenditori agricoli professionali (IAP) e coltivatori diretti;
  • ricadenti in aree di montagna e di collina, quali individuate dalla C.M. 14.06.93, n. 9;
  • ad immutabile destinazione agro-silvo-pastorale, a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile.

Sulle aree edificabili si paga in base al loro valore venale, fissato al 1° gennaio dell’anno. Si tratta evidentemente di un valore variabile, a differenza di quanto indicato per fabbricati e terreni agricoli, che tiene conto delle eventuali variazioni dovute  a situazioni specifiche (ad esempio, se siano utilizzati da coltivatori o meno, se siano incolti, ecc.).
Le aree fabbricabili utilizzate da imprenditori agricoli sono tassate come terreni agricoli.

Periodo e quote di possessoTorna su

L’IMU è dovuta per anno solare ed è commisurata ai mesi di possesso dell’immobile, considerandola dovuta per l’intero mese se il possesso è superiore a 15 giorni. Nel caso, ad esempio, di compravendita stipulata al 10 ottobre, il venditore sarà tenuto al pagamento per 9 mesi (da gennaio ad settembre) e l’acquirente per i 3 mesi restanti (ottobre-dicembre). Chi è possessore di immobile per tutto anno versa ovviamente l’intera imposta.
L’IMU è altresì dovuta per la quota di possesso: nel caso di più soggetti possessori del medesimo immobile, ciascuno è tenuto al pagamento in base alla propria quota.
E’ inoltre opportuno ricordare che l’IMU sostituisce l’IRPEF sui redditi di terreni e fabbricati soltanto quando questi non risultino locati: in sostanza, un fabbricato concesso in locazione per una parte dell’anno è soggetto all’IMU per l’intero anno solare, secondo le regole sopra descritte, ed è altresì soggetto,  per il solo reddito di locazione, a IRPEF,  calcolata nei modi ordinari o con l’applicazione della cedolare secca.

L’aliquota applicata

L’aliquota dell’IMU è la seguente:

  • 0,76%, su tutti i fabbricati, ad eccezione della abitazione principale e di una sua pertinenza.

I comuni possono aumentare o ridurre l’aliquota sino a 0,3% con disposizioni che devono essere deliberate entro il 30 novembre e che possono  prevedere esenzioni e riduzioni per particolari tipologie di contribuenti.
L’aliquota prevista per l’IMU deve comunque tenere conto di quanto stabilito per la TASI, posto che la somma dei due tributi non può superare l’aliquota massima del 1,06 %.

Scadenze di versamento

Il versamento può essere effettuato in una unica soluzione, dal 1° maggio ed entro il 16 giugno, oppure in due rate, la prima in acconto fra il 1° maggio e il 16 giugno, la seconda a saldo, fra il1° e il 16 dicembre.

L’IMU non è dovuta sull’abitazione principale. L’esenzione riguarda anche le pertinenze, cioè gli immobili classificati C/2, C/6, C/7 (garage, cantine, solai), limitatamente a una per ogni categoria.
Sono inoltre esenti gli alloggi regolarmente assegnati dagli Istituti autonomi per le case popolari (Iacp) e dagli enti di edilizia residenziale pubblica, comunque denominati, aventi le stesse finalità degli Iacp, nonché le unità immobiliari appartenenti a cooperative edilizie a proprietà indivisa,se adibiti a casa di abitazione. L’esenzione è riconosciuta anche agli studenti universitari assegnatari (in questo caso, anche se non residenti).
Per quanto concerne i fabbricati concessi in uso gratuito a parenti in linea diretta entro il primo grado (in sostanza, a genitori e figli) è prevista una riduzione dell’imposta pari al 50%, nel rispetto di determinate condizioni (dal 2016, i comuni non possono più deliberare in maniera autonoma l’assimilazione di tali fabbricati alla prima casa).

L’IMU non è inoltre dovuta dalle imprese costruttrici per i fabbricati costruiti e destinati alla vendita,  fintanto che permanga tale destinazione e non siano locati.

Sono escluse dalla sospensione del versamento, che rimane perciò interamente dovuto, le abitazioni di tipo signorile, le ville, i castelli o i palazzi di pregio storico o artistico (categorie catastali A1, A8 e A9).

Modalità di versamento

L’IMU si paga con versamento diretto da parte del contribuente, utilizzando il modello F24, reperibile presso gli sportelli bancari e gli uffici postali.
Il pagamento mediante modello F24 può essere effettuato anche online, oppure attraverso gliintermediari fiscali abilitati (commercialisti e consulenti fiscali in genere).
Per il versamento, il modulo prevede una apposita sezione e deve essere compilato un rigo per ogni comune in cui si posseggano degli immobili. In esso devono essere indicati:

  • il codice del comune;
  • il numero dei fabbricati posseduti in quel comune;
  • per i fabbricati diversi dall’abitazione principale e dai fabbricati rurali va distinta la quota destinata allo Stato e quella destinata al Comune
  • se si tratta di versamento in acconto oppure a saldo;
  • l’importo dovuto.

 Il versamento può essere effettuato anche mediante un bollettino postale. In tal caso, il numero di conto corrente (1008857615, uguale per tutti i comuni italiani) e l’intestazione (Pagamento IMU) sono già prestampate.
Sul bollettino devono essere indicati:

– l’importo dovuto;
– il codice del comune;
– il numero dei fabbricati posseduti in quel comune;
– se si tratta di versamento in acconto oppure a saldo.
La dichiarazione IMU

La dichiarazione IMU è obbligatoria quando si verifichino variazioni che modificano il versamento dell’imposta, variazioni che il comune non può reperire presso la banca dati catastale, e delle quali perciò non potrebbe venire a conoscenza.
Questa situazione può avere diverse origini, delle quali le più frequenti sono:

  • fabbricati dichiarati inagibili;
  • fabbricati che fruiscono di riduzioni di imposta, ad esempio perché assegnati a parenti o locati con regime agevolato (dove il regolamento comunale preveda tali riduzioni);
  • fabbricati divenuti di interesse storico;
  • in generale, fabbricati per i quali sono intervenute, nel corso dell’anno, modifiche che hanno determinato un diverso calcolo dell’imposta.

La  dichiarazione IMU invece, non deve  essere presenta quando non sono intervenute modifiche rispetto a quanto originariamente esposto nella dichiarazione ICI.
La dichiarazione deve essere presentata al comune interessato, quello cioè in cui si trova il fabbricato oggetto di variazione, entro il 30 giugno dell’anno successivo.

APPROFITTA DELLE AGEVOLAZIONI E STIPULA IL TUO NUOVO CONTRATTO

Read More

03

Aggiornamento Istat febbraio 2015: in leggera risalita

Aggiornamento Istat del mese di febbraio 2015: si applica sui contratti detti liberi di 4 + 4 anni, in forma piena al 100%, è pari a -0,4%; per i contratti di affitto concordati e per i commerciali in forma ridotta è pari a -0,300%; da gennaio 2015 gli interessi legali applicati sulla cauzione sono passati allo 0,5%.

Vuoi avere una simulazione gratuita del calcolo?
Contatta SAM al 347.2344028 o via e-mail all’indirizzo registroaffitti@gmail.com

Read More

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Continuando la navigazione o scorrendo la pagina accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Più informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi