09

PRIMA CASA, QUANDO è PIGNORABILE

La prima casa non è sempre impignorabile: questa vale solo se si tratta dell’unico immobile in proprio possesso.

In caso di pignoramento immobiliare esistono alcune regole che vincolano l’azione dell’ente di riscossione, tra questi è vietato il pignoramento sulla prima casa, a patto che si tratti dell’unica casa del debitore. In sostanza perché valga il principio della pignorabilità della prima casa è necessario che il debitore non sia in possesso di alcun altro immobile, indipendentemente dall’uso, dalla destinazione e dall’accatastamento. Anche chi acquisti un minima quota in un altro immobile rende pignorabile la “prima casa”. Questo significa che nel caso in esame, il possesso di un secondo immobile, rende pignorabile tanto la prima casa quanto l’altra.

Per completezza ricordiamo che in merito al DLgs 158/2015, è stato riformato il sistema sanzionatorio penale e amministrativo. Ai fini del Ravvedimento operoso IMU, TASI e TARI, il DLgs 158/2015 prevede all’articolo 15, comma 1, lettera o, la riscrittura dell’Art. 13 del DLgs 471/1997 che stabilisce la sanzione da applicare per omessi o parziali versamenti in misura pari al 30% con riduzione a metà per versamenti effettuati nei primi 90 giorni dopo la scadenza afferma che:

“1. Chi non esegue, in tutto o in parte, alle prescritte scadenze, i versamenti in acconto, i versamenti periodici, il versamento di conguaglio o a saldo dell’imposta risultante dalla dichiarazione, detratto in questi casi l’ammontare dei versamenti periodici e in acconto, ancorché non effettuati, è soggetto a sanzione amministrativa pari al trenta per cento di ogni importo non versato, anche quando, in seguito alla correzione di errori materiali o di calcolo rilevati in sede di controllo della dichiarazione annuale, risulti una maggiore imposta o una minore eccedenza detraibile. Per i versamenti effettuati con un ritardo non superiore a novanta giorni, la sanzione di cui al primo periodo è ridotta alla metà. Salva l’applicazione dell’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, per i versamenti effettuati con un ritardo non superiore a quindici giorni, la sanzione di cui al secondo periodo è ulteriormente ridotta a un importo pari a un quindicesimo per ciascun giorno di ritardo.”

Il creditore quindi, prima si deve rivolgere al Giudice competente, firmare il decreto ingiuntivo e far notificare il cosiddetto atto di precetto (è una comunicazione ufficiale di preavviso di esecuzione immobiliare, nel quale si avvisa a pagare quanto dovuto e le modalità per farlo così da interrompere la procedura espropriativa) presso il domicilio del debitore, con il quale lo intima di saldare il debito entro 10 giorni. Se il debitore, dopo aver ricevuto l’atto di precetto continua a non pagare, dopo 45 giorni il creditore può richiedere il pignoramento dei beni immobili posseduti dal debitore per la somma che serve a coprire il debito, con la vendita all’asta del bene immobile.

Pignoramento immobile: i vincoli caso per caso

Guida al pignoramento immobiliare: a quanto deve ammontare il debito perché il creditore possa procedere e i diversi vincoli a seconda che si tratti di creditori privati, Equitalia o banche.

In caso di pignoramento immobiliare esistono alcune regole che vincolano l’azione di Equitalia all’ammontare dell’importo del debito fiscale. Diversamente per gli altri soggetti che esercitano l’attività di riscossione non vi sono limiti minimi al credito azionabile con l’esecuzione forzata, ovvero possono procedere al pignoramento della casa o di qualsiasi altro immobile per qualsiasi importo. Qualora il creditore sia una banca, il nuovo decreto Banche ha introdotto alcune novità in tema di pignoramento. Vediamo quindi caso per caso quali sono i vincoli imposti alle diverse tipologie di creditori.

Creditore privato

Per quanto riguarda i creditori privati, il debitore è chiamato a rispondere dei debiti contratti con tutto il suo patrimonio, presente e futuro. Per il pignoramento presso terzi, che riguarda i crediti che il debitore ha verso terzi (per esempio il conto corrente, stipendio), oppure cose del debitore che sono in possesso di terzi, il creditore può agire legittimamente anche per importi minimi. È poi il creditore a valutare se tale procedura ha o meno una convenienza economica, sulla base dell’ammontare del debito.

Se il debitore ritiene che i beni pignorati superino di molto il valore del debito, è possibile presentare al giudice dell’esecuzione un’istanza di riduzione del pignoramento in qualsiasi fase della procedura esecutiva, purché il bene non sia stato venduto. Nel caso in cui la richiesta di riduzione venga accolta, qualora ritenga che l’espropriazione sia stata eccessiva per dolo o colpa, il giudice può decidere di condannare il creditore al risarcimento del danno per responsabilità aggravata.

  • inseriti nel fondo patrimoniale, costituito dai coniugi sui beni destinati ai bisogni della famiglia, a patto però che il debito sia stato contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia;
  • di interesse artistico o storico che appartengono allo Stato o ad altro ente o istituto pubblico;
  • destinati a sede di uffici pubblici o comunque ad un pubblico servizio;
  • per i quali sia stata concessa immunità territoriale;
  • edifici destinati all’esercizio pubblico del culto cattolico, anche se appartengono a privati;
  • oggetto di sequestro antimafia disposto dal giudice penale.

Equitalia

Maggiori limiti vengono posti alla possibilità di pignorare un immobile qualora la riscossione del debito venga affidata ad Equitalia:

  • prima del pignoramento è necessario che venga iscritta l’ipoteca;
  • l’ipoteca può essere iscritta solo se il debito è superiore a 20.000 euro:
  • il pignoramento può essere avviato solo se il debito è superiore a 120.000 euro;
  • è vietato il pignoramento sulla prima casa, a patto che si tratti dell’unica casa” del debitore. In sostanza perché valga il principio dell’impignorabilità della prima casa è necessario che il debitore non sia in possesso di alcun altro immobile, indipendentemente dall’uso, dalla destinazione e dall’accatastamento. Anche chi acquisti un minima quota in un altro immobile rende pignorabile la “prima casa”.

Banche

Con l’approvazione del cosiddetto decreto Banche, se in fase di stipula di un mutuo il cliente firma la “clausola di inadempimento”, che ricordiamo essere facoltativa, in caso di mancato pagamento di 18 rate del mutuo, anche non consecutive, la banca può procedere alla vendita dell’immobile, senza bisogno di un processo esecutivo, di un giudice e di un’asta pubblica. Più in dettaglio la norma prevede che si configuri l’inadempimento:

  • quando il mancato pagamento si protrae per oltre sei mesi dalla scadenza di almeno tre rate, anche non consecutive, nel caso di obbligo di rimborso a rate mensili;
  • o per oltre sei mesi dalla scadenza anche di una sola rata, quando il debitore è tenuto al rimborso rateale secondo termini di scadenza superiori al periodo mensile;
  • ovvero, per oltre sei mesi, quando non è prevista la restituzione mediante pagamenti da effettuarsi in via rateale, dalla scadenza del rimborso previsto nel contratto di finanziamento.

A seguito della vendita della casa da parte della banca:

  • se dalla vendita si ottiene un ricavo inferiore al valore dell’immobile, il mutuatario sarà comunque libero dai debiti con l’istituto di credito;
  • se si ottiene un ricavo maggiore, la banca dovrà versare la differenza al debitore.

In ogni caso il trasferimento della proprietà alla banca non potrà essere effettuato in merito agli immobili adibiti ad abitazione principale del proprietario, del coniuge o di suoi parenti e affini entro il terzo grado.

Da precisare inoltre che si tratta di una direttiva non retroattiva che, pertanto, potrà essere applicata solo ai nuovi contratti di mutuo con ipoteca sull’immobile a garanzia oppure finalizzati all’acquisto del diritto di proprietà su un immobile. Nel caso in cui il contratto di mutuo non preveda la clausola di inadempimento restano valide le regole in vigore fino ad oggi:

  • vendita all’asta della casa in caso di non pagamento di 7 rate;
  • in caso di ricavo inferiore, il mutuatario sarà ancora debitore della banca.
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08

La nuova Agenzia Entrate-Riscossione (ex Equitalia )

Dal 1° luglio 2017 l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, ha sostituito la cara vecchia Equitalia, può pignorare direttamente i conti correnti dei contribuenti senza alcuna autorizzazione del giudice.

Come previsto dal dl 193/2016, convertito con modificazioni dalla Legge n.225/2016, dal 1° luglio 2017 le società del gruppo Equitalia sono sciolte (tranne Equitalia Giustizia) e nasce l’ente pubblico economico, Agenzia delle entrate-Riscossione.
L’esercizio delle funzioni relative alla riscossione sull’intero territorio nazionale (Sicilia esclusa) è attribuito all’Agenzia delle entrate ed è svolto dall’Agenziadelle entrate-Riscossione, ente sottoposto all’indirizzo e alla vigilanza del Ministro dell’Economia e delle Finanze.
Restano invariate le sedi degli sportelli, ma da lunedì 3 luglio i contribuenti troveranno il nuovo logo e la nuova modulistica, mentre le attività e i servizi saranno svolti in continuità con la precedente gestione, considerato che l’Agenzia delle entrate-Riscossione subentra a titolo universale nei rapporti giuridici attivi e passivi, anche processuali, delle società del Gruppo Equitalia.
Cambia anche il portale internet, raggiungibile all’indirizzo www.agenziaentrateriscossione.gov.it, dove gli utenti hanno a disposizione un vero e proprio sportello virtuale: entrando nell’area riservata con le credenziali di accesso è possibile controllare la propria situazione debitoria, pagare cartelle e avvisi, chiedere e ottenere una rateizzazione fino a 60 mila euro, sospendere la riscossione nei casi previsti dalla legge, richiedere il servizio di alert SMS–Se Mi Scordo, delegare un intermediario, visualizzare i documenti, anche quelli relativi alla definizione agevolata. Stessi servizi che possono essere utilizzati attraverso la app Equiclick, disponibile su smartphone e tablet.

Inoltre, l’articolo 3 del D.L. 193/2016 ha potenziato i poteri del Fisco in materia di controllo delle disponibilità liquide dei contribuenti.

La nuova Agenzia delle Entrate-Riscossione ha infatti molti più poteri della «cara e vecchia» Equitalia. Questo ente può accedere a tutte le banche dati INPS per pignorare gli stipendi, i salari e le altre indennità dei contribuenti italiani e può pignorare anche i loro conti correnti in maniera diretta, senza l’autorizzazione del giudice. Dal 1° luglio l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha incorporato Equitalia e ha potenziato i suoi poteri, in base all’articolo 3 del D. L 193/2016 convertito nella Legge n. 225/2016.

Di norma, nella procedura ordinaria, quando il creditore è un comune cittadino deve essere autorizzato dal tribunale per procedere a un qualsivoglia pignoramento sul conto corrente di una banca. E si prevedono tempi abbastanza lunghi:  il creditore prima deve notificare l’atto esecutivo, ad esempio la sentenza, poi deve notificare l’atto di precetto, mediante il quale intima il debitore ad assolvere al pagamento entro il termine di dieci giorni dalla notifica dell’atto. E infine, solo dopo che siano trascorsi dieci giorni senza che il debitore abbia pagato, il creditore può notificare l’atto di pignoramento sia al debitore che alla banca. Ma tutto questo iter viene meno se è il Fisco a ricoprire il ruolo di creditore. In tal caso la procedura è più veloce.
Grazie all’articolo 3 del D. L 193/2016 convertito nella Legge n. 225/2016 l’Agenzia delle Entrate-Riscossione può pignorare i conti correnti dei contribuenti italiani in un batter d’occhio. Il contribuente ha comunque 2 mesi di tempo dalla notifica della cartella di pagamento per attivare procedure a suo favore, tra cui la rateizzazione o l’insolvibilità o giustificare il non dovuto.

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06

CANONE RAI , SCADENZE 2017 E IMPORTI

Canone RAI in bolletta: esenzione semestrale dall’abbonamento 2017 con domanda entro fine giugno.

La scadenza per l’esenzione annuale era il 31 gennaio: chi è arrivato tardi si è visto addebitare sulla bolletta elettrica le prime rate da 9 euro (se la bolletta è bimestrale da febbraio, addebiti da 18 euro di canone TV e via dicendo).

Esenzione

I contribuenti che non hanno un televisore hanno diritto all’esenzione ma devono comunicarlo ogni anno alla RAI, entro il 31 gennaio. L’adempimento va quindi effettuato anche da parte di coloro che hanno già chiesto l’esenzione per non possesso dell’apparecchio televisivo nell’anno precedente: la richiesta va rinnovata tutti gli anni, altrimenti pur non avendo l’apparecchio televisivo bisogna pagare il canone. Chi invia la domanda di esenzione entro il 30 giugno, avrà diritto all’esenzione solo per il secondo semestre.

Attenzione: l’obbligo di presentare la dichiarazione di esenzione tutti gli anni riguarda solo il caso di chi non possiede il televisore. Se invece l’esenzione è determinata dal fatto che il canone RAI viene già pagato su un’altra utenza, coloro che hanno già presentato il modulo lo scorso anno non devono ripresentarlo.

Gli importi

Il canone RAI 2017 scende a 90 euro, in dieci rate da 9 euro: ecco come cambiano gli importi per chi inizia a pagare nel corso dell’anno: norme e circolare Agenzia Entrate.

Lo sconto di dieci euro rispetto alla tariffa dell’anno scorso è stabilito dalla Legge di Stabilità 2017 (comma 40, legge 232/2016).

Chi paga il Canone RAI 2017

Il canone viene addebitato automaticamente sulle bollette delle utenze residenziali. Si paga una sola volta, indipendentemente dal numero di abitazioni intestate in cui c’è la tv. L’individuazione delle utenze avviene con i seguenti criteri:

  • Tipologia “altri utenti domestici”: la coincidenza fra luogo di fornitura dell’energia e residenza è individuata in base alle informazioni disponibili nel sistema informativo dell’Anagrafe tributaria in sede di allineamento delle banche dati.

Se allo stesso codice fiscale appartengono più utenze residenziali, il canone è addebitato una sola volta. Ricordiamo che se c’è un’utenza elettrica come prima casa, la compagnia fornitrice addebita automaticamente il canone alla tv di stato, presumendo il possesso della TV. Chi non ha l’apparecchio televisivo, per non pagare deve quindi chiedere specifica esenzione, compilando il modulo reperibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate e della RAI. Bisogna presentare domanda entro il 31 gennaio, l’adempimento deve essere effettuato anche da coloro che hanno già chiesto l’esenzione per mancato possesso dell’apparecchio tv anche nel 2016 (in pratica, la domanda va ripresentata tutti gli anni).

Ricordiamo che non pagano il Canone RAI, oltre a coloro che non possiedono la tv e lo dichiarano entro fine gennaio, anche i contribuenti che hanno già validamento presentato l’anno scorso la dichiarazione di pagamento dell’abbonamento su altra utenza elettrica, compilando il quadro B del modello di esenzione.

Quanto costa il canone RAI 2017

L’addebito avviene direttamente sulla bolletta elettrica, in dieci rate mensili, da gennaio ad ottobre. Le rate sono addebitate sulle fatture
con scadenza del pagamento successiva alla scadenza (il primo giorno del mese). Il canone semestrale 2017 costa 45,94 euro, quello trimestrale 23,93 euro. Ecco in tabella l’importo del canone per chi acquista il televisore in corso d’anno, con l’indicazione del numero delle rate che vengono addebitate e dei relativi importi.

ABBONAMENTO ANNUALE

Periodo Importo annuale per il nuovo abbonamento numero rate importo rate
gennaio-dicembre 90 euro 10 9 euro
febbraio-dicembre 84,46 9 9,38
marzo-dicembre 77,16 8 9,65
aprile-dicembre 69,86 7 9,98
maggio-dicembre 62,55 6 10,43
giugno-dicembre 55,25 5 11,05
luglio-dicembre 47,95 4 11,99
agosto-dicembre 40,64 3 13,55
settembre-dicembre 33,34 2 16,67
ottobre-dicembre 26,04 1 26,04
novembre-dicembre 18,73 1 18,73
dicembre 11,43 1 11,43

ABBONAMENTO SEMESTRALE

Periodo importo semestrale per il nuovo abbonamento numero rate importo rate
gennaio-giugno 45,94 6 7,66
febbraio-giugno 38,63 5 7,73
marzo-giugno 31,33 4 7,83
aprile-giugno 24,03 3 8,01
maggio-giugno 16,72 2 8,36
giugno 9,42 1 9,42

I moduli da utilizzare sono quelli pubblicati sul sito dell’Agenzia delle Entrate e che l’invio non richiede alcuna spesa.  Resta possibile l’invio cartaceo, in plico raccomandato senza busta al seguente indirizzo: Agenzia delle entrate, Ufficio Torino 1, Sportello abbonamenti TV, Casella postale 22, 10121 – Torino. 

PRENOTA LA COMPLILAZIONE MODULO , CHIEDI UNA CONSULENZA A S A M 3472344028 O MANDA UNA E-MAIL

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02

CANONE RAI NUOVO MODELLO E SCADENZE

Nuovo modello per la dichiarazione sostitutiva di esenzione Canone RAI in bolletta: quadro C per le variazioni, periodo transitorio di 60 giorni.

Ricordiamo che da quest’anno, in base alle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2017, il costo dell’abbonamento è sceso a 90 euro, da pagare in dieci rate di pari importo a partire dal gennaio scorso (nel 2016, primo anno di applicazione, la prima rata era stata pagata in luglio).

Ecco i motivi per cui è possibile chiedere l’esonero dal pagamento del canone RAI:

  •  nessun membro della famiglia anagrafica possiede la televisione;
  • il canone viene pagato su un’altra utenza elettrica.

La dichiarazione sostitutiva va presentata per chiedere l’esenzione in base a uno dei motivi sopra riportati, oppure per comunicare al Fisco che sono venuti meno i presupposti per avere l’esenzione (ad esempio, se si compra in corso d’anno la televisione). Attenzione: per avere diritto all’esenzione 2017, la domanda andava presentata entro lo scorso 31 gennaio. Chi presenta istanza tra 1 febbraio e 30 giugno ha diritto a non pagare il canone per il secondo semestre. Se la domanda viene presentata da luglio fino al 31 gennaio dell’anno prossimo, l’esenzione sarà valida per il 2018.

Coloro che hanno già presentato precedentemente una dichiarazione di esenzione per segnalare che l’abbonamento è pagato su un’altra utenza, continuano ad avere l’esonero fino a quando, eventualmente, non comunicano variazioni. Se invece il motivo per cui non si paga il Canone RAI è il mancato possesso della tv, la richiesta di esenzione va ripresentata di anno in anno. Quindi, i contribuenti che non hanno presentato una nuova domanda entro lo scorso 31 gennaio hanno perso la possibilità di ottenere l’esonero per l’intero 2017, mentre possono ottenerlo per il secondo semestre presentando l’istanza entro fine giugno.

La novità principale è rappresentata dal quadro C, che si aggiunge al quadro A, che serve a dichiarare il non possesso della tv, e al quadro B, per il pagamento della bolletta su altre utenze. Il quadro C invece, contiene la variazione di dichiarazione dei presupposti. Compilando il frontespizio, oltre ai dati anagrafici del dichiarante, o dell’erede, bisogna indicare quale delle tre parti della dichiarazione si compila. Per il resto, è tutto quasi identico.

Nel quadro A si sceglie fra le seguenti ipotesi:

  • in nessuna delle abitazioni per le quali è titolare di utenza elettrica è detenuto un apparecchio TV da parte di alcun componente della famiglia anagrafica;
  • in nessuna delle abitazioni per le quali è titolare di utenza elettrica è detenuto un apparecchio TV, da parte di alcun componente della famiglia anagrafica, oltre a quello per cui è stata presentata la denuncia di cessazione dell’abbonamento radio televisivo per suggellamento.

Nel quadro B c’è la casella che bisogna barrare nel caso in cui il canone di abbonamento alla televisione per uso privato sia pagato su un’utenza elettrica intestata ad altro componente della stessa famiglia anagrafica. Bisogna poi indicare, nel campo data inizio, quella dalla quale sussiste il presupposto attestato (ad esempio, la data dalla quale il dichiarante è entrato a far parte della famiglia anagrafica del soggetto di cui ha indicato il codice fiscale). Se questa data è relativa al 2016, si può indicare convenzionalmente come data inizio il primo gennaio 2017.

Nel quadro C il contribuente barra la casella relativa al venir meno dei presupposti di cui alla dichiarazione sostitutiva precedentemente presentata, di cui si comunica la data.

La dichiarazione esenzione Canone RAI si può presentare direttamente, utilizzando i servizi online dell’Agenzia delle Entrate, oppure tramite intermediario. Per chi volesse presentarla direttamente senza utilizzare il sito web, è possibile inviare l’istanza, in formato cartaceo, tramite posta, in plico raccomandato senza busta al seguente indirizzo: Agenzia  delle  entrate  –  Ufficio  Torino  1  –  Sportello  abbonamenti  TV  –  Casella  postale  22  – 10121 Torino.

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ATTENZIONE ALLE NOTIFICHE PER CONTRATTI DI LOCAZIONE

In vigore nuove sanzioni per tardiva registrazione, adempimenti successivi e risoluzione dei contratti in cedolare secca.

Tardiva registrazione, adempimenti successivi e risoluzione dei contratti in cedolare secca: le nuove sanzioni

Dal 1° gennaio sono in vigore nuove sanzioni relative a tardiva registrazione, adempimenti successivi e risoluzione dei contratti. La Legge di Stabilità anticipa infatti di un anno le misure previste dalla Delega Fiscale, che fra le altre cose proroga a 30 giorni il termine per il pagamento dell’imposta e la sua comunicazione all’Ag.Entrate in tutte le operazioni sopra citate.

La Legge di Stabilità anticipa di un anno l’entrata in vigore della normativa che riduce le sanzioni tributarie introdotta con il Decreto sulla Delega Fiscale (D. Lgs. 158/2015) e connesse, per quanto riguarda il mondo degli affitti di cui ci occupiamo in questo blog, alla tardiva registrazione, agli adempimenti successivi e allarisoluzione dei contratti in cedolare secca. Quest’ultimo caso, ovvero le sanzioni per la tardiva risoluzione in cedolare secca, è stato introdotto per la prima volta proprio dalla Delega Fiscale: prima non ne esisteva infatti uno specifico.

Un’altra importante novità è connessa al termine entro cui sarà possibile procedere al pagamento dell’imposta e alla comunicazione all’Agenzia delle Entrate in caso di risoluzioni, cessioni e proroghe. L’art.17 del TUR prevedeva che l’attestazione del pagamento fosse presentata in AdE entro 20 giorni dall’effettuazione dello stesso, ma ora l’art. 17 del D. Lgs. 158/2015 sposta il termine a 30 giorni. Ricordiamo che in caso di utilizzo di RLI online il pagamento dell’imposta e la sua comunicazione all’AdE sono contestuali, quindi vengono assolti entrambi gli adempimenti in contemporanea.

Di seguito vediamo le nuove sanzioni con ravvedimento operoso in vigore dal 1° gennaio 2016.

Tardiva registrazione del contratto di locazione:
entro 30 giorni di ritardo: 6%, ovvero 1/10 del 60% (+ interessi di mora + imposta dovuta). L’importo minimo della sanzione è di 20 euro (1/10 della sanzione minima di 200 euro prevista dal nuovo art. 69 del TUR con esclusivo riguardo a questo caso).
entro 90 giorni di ritardo: 12%, ovvero 1/10 del 120% (+ interessi di mora + imposta dovuta)
entro 1 anno di ritardo: 15%, ovvero 1/8 del 120% (+ interessi di mora + imposta dovuta)
– oltre l’anno ed entro 2 anni di ritardo: 17,14%, ovvero 1/7 del 120% (+ interessi di mora + imposta dovuta)
oltre 2 anni di ritardo: 20%, ovvero 1/6 del 120% (+ interessi di mora + imposta dovuta)
– se la regolarizzazione avviene dopo la constatazione della violazione (processo verbale di constatazione, senza notifica formale): 24%, ovvero 1/5 del 120% (+ interessi di mora + imposta dovuta)

Codice tributo F24 Elide: 1500 (pagamento imposta); 1507 (sanzione); 1508 (interessi). In caso di tardiva registrazione con cedolare secca la sanzione andrà calcolata con riferimento all’imposta dovuta per l’intera durata contrattuale.

Tardivo pagamento delle imposte per adempimenti successivi (annualità successive alla prima, risoluzioni, proroghe, cessioni):
entro 14 giorni di ritardo: 0,1% (ovvero 1/15 di 1/10 del 15%) per ogni giorno di ritardo – ravvedimento sprint (+ interessi di mora + imposta dovuta)
entro 30 giorni di ritardo: 1,5%, ovvero 1/10 del 15% (+ interessi di mora + imposta dovuta)
entro 90 giorni di ritardo: 1,67%, ovvero 1/9 del 15% (+ interessi di mora + imposta dovuta)
entro 1 anno di ritardo: 3,75%, ovvero 1/8 del 30% (+ interessi di mora + imposta dovuta)
entro 2 anni di ritardo: 4,29%, ovvero 1/7 del 30% (+ interessi di mora + imposta dovuta)
oltre 2 anni di ritardo: 5%, ovvero 1/6 del 30% (+ interessi di mora + imposta dovuta)
– se la regolarizzazione avviene dopo la constatazione della violazione (processo verbale di constatazione, senza notifica formale): 6%, ovvero 1/5 del 30% (+ interessi di mora + imposta dovuta)

Codice tributo F24 Elide: 1501/1502/1503/1504 (a seconda dello specifico adempimento); 1509 (sanzione); 1510 (interessi).

Tardivo versamento imposta di bollo (o regolarizzazione marche):
entro 14 giorni di ritardo: 0,67% (ovvero 1/15 di 1/10 del 100%) per ogni giorno di ritardo – ravvedimento sprint (+ interessi di mora + imposta dovuta)
entro 30 giorni di ritardo: 10%, ovvero 1/10 del 100% (+ interessi di mora + imposta dovuta)
entro 90 giorni di ritardo: 11,11%, ovvero 1/9 del 100% (+ interessi di mora + imposta dovuta)
entro 1 anno di ritardo: 12,5%, ovvero 1/8 del 100% (+ interessi di mora + imposta dovuta)
entro 2 anni di ritardo: 14,28%, ovvero 1/7 del 100% (+ interessi di mora + imposta dovuta)
oltre 2 anni di ritardo: 16,66%, ovvero 1/6 del 100% (+ interessi di mora + imposta dovuta)
– se la regolarizzazione avviene dopo la constatazione della violazione (processo verbale di constatazione, senza notifica formale): 20%, ovvero 1/5 del 100% (+ interessi di mora + imposta dovuta)

Codice tributo F24 Elide: 1505 (pagamento imposta). Per le sanzioni e interessi non esiste un codice tributo specifico. E’ possibile regolarizzare applicando una marca del valore corrispondente, in caso di marca apposta in ritardo. In alternativa, e in mancanza di indicazioni specifiche, occorre verificare all’Ufficio AdE le modalità di versamento.

Tardiva risoluzione di un contratto in cedolare secca (non si tratta di ravvedimento operoso):
entro 30 giorni di ritardo: 35 euro
oltre 30 giorni di ritardo: 67 euro

Codice tributo F24 Elide: 1509 (sanzione tardivi adempimenti successivi).

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