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CAF CGN s.p.a. Proposta Convenzione Aziendale

CAF  CGN s.p.a.                                                                      CAF  DEI PROFESSIONISTI

CAMPAGNA 2018 SERVIZIO DI COMPILAZIONE ED ELABORAZIONE DEL Mod. 730 E IMU PER VOSTRI DIPENDENTI E LORO FAMILIARI (assistenza fiscale ai sensi dell’Art.78 L. n° 413/91 e successive modificazioni)

Gentile utente / Spett.le Azienda

Il nostro Studio, Ufficio Autorizzato del CAF CGN (Circuito di Garanzia Nazionale), desidera proporre alla vostra Azienda una convenzione per beneficiare della compilazione ed elaborazione a prezzo agevolato delle dichiarazioni dei redditi (modello 730) e dei relativi modelli per il pagamento dell’IMU e TASI in favore dei vostri dipendenti e dei loro familiari.

Il servizio è reso dal nostro Studio che si preoccuperà del coordinamento dell’intera iniziativa, dalla raccolta della documentazione alla gestione del conguaglio mediante il modello 730/4, passando per la consegna del modello 730 direttamente ai dipendenti.

Si precisa, inoltre, che le informazioni relative alla dichiarazione modello 730 saranno trattate nel più ampio rispetto della legge sulla Privacy.

Vi sottoponiamo, perciò, la nostra migliore offerta in merito al servizio proposto e di seguito i vantaggi, nonché gli aspetti economici connessi.

VANTAGGI PER L’AZIENDA

  • Minor lavoro amministrativo:
  1. li CAF CON provvederà a inoltrarvi un solo modello 730/4 evitandoti la gestione del rinvio a più CAF dei modelli stessi
  2. Il lavoro è demandato al professionista al quale sono in capo la responsabilità e gli oneri della compilazione ed elaborazione dei modelli 730

        Fidelizzazione e tutela dei dipendenti:

  1. L’azienda propone un professionista serio e affidabile per svolgere gli adempimenti fiscali
  2. Viene fornito ai dipendenti un servizio di valore, anche sotto forma di benefit

VANTAGGI PER I DIPENDENTI

 Consegna direttamente in azienda di tutta la documentazione fiscale necessaria per la compilazione ed elaborazione del modello 730

 Ritiro diretto del modello 730 senza alcuno spostamento

  • Adempimento degli obblighi fiscali con il minor dispendio di tempo
  • Vantaggio economico importante derivante dalla presente convenzione

RESPONSABILITÀ

Il CAF CGN rispetta tutti i requisiti normativi per lo svolgimento dell’attività di assistenza fiscale nonché dell’apposizione del Visto di conformità sulle dichiarazioni elaborate dai propri Uffici Autorizzati.

CORRISPETTIVO SPETTANTE ALL’UFFICIO AUTORIZZATO SCRIVENTE

A fronte dell’attività di consulenza per l’elaborazione e compilazione dei Modelli 730 dell’anno in corso verrà richiesto a ciascun contribuente un compenso di:

Euro  35,00   per Modello 730 singolo compilato dal professionista

Euro  70,00   per Modello 730 congiunto compilato dal professionista 

Sottolineiamo che nessun obbligo e nessun addebito sarà a carico dell’Azienda stipulante la convenzione con durata limitata alla campagna 2018.

Alla presente si allega:

  • Pro-memoria e prenotazione 730 da consegnare ai dipendenti e ai loro familiari
  • Autorizzazione all’esercizio dell’attività di assistenza fiscale ai dipendenti e pensionati CAF CGN p.a.

In attesa di un vostro gentile riscontro, a disposizione per un incontro di approfondimento anche presso la vostra sede.

Cordiali saluti.                                               Responsabile ufficio  Monica Vincenza

Reggio Emilia 15/03/2018

     CAF  CGN s.p.a.   Via Pistelli 5 – Reggio Emilia – 347.2344028

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RECESSO DEL CONDUTTORE NELL’AFFITTO COMMERCIALE

la Risoluzione anticipata contratto di locazione commerciale 2017 è una procedura che consente all’affittuario e al locatore di poter recedere dal contratto in anticipo rispetto alla data naturale di fine locazione.

Per esercitare il diritto di risoluzione anticipata contratto di locazione commerciale o uso abitativo, che è una clausola solitamente presente nei contratti di locazione standard, le parti devono darne specifica comunicazione tramite raccomandata A/R con un preavviso di almeno 12 mesi per le locazioni commerciali e 6 mesi per quelle ad uso abitativo, sempre se non si tratti di risoluzione anticipata contratto di locazione per sfratto per morosità.

La risoluzione anticipata di un contratto di locazione segue però limiti, motivi e adempimenti diversi a seconda se si tratti del recesso contratto di affitto commerciale da parte dell’inquilino o del locatore, con la presentazione del nuovo modello RLI 2017 per comunicare all’Agenzia delle Entrate la risoluzione, il pagamento della relativa imposta di registro da pagare con il nuovo modello f24 elide Agenzia delle Entrate con relativo codice tributo per risoluzione anticipata contratto locazione.

Risoluzione anticipata contratto di locazione quando?

Per esercitare il diritto di risoluzione anticipata contratto di locazione commerciale o uso abitativo, le parti devono darne specifica comunicazione tramite raccomandata A/R con un preavviso di almeno 12 mesi per le locazioni commerciali e 6 mesi per quelle ad uso abitativo, sempre se non si tratti di risoluzione anticipata per morosità.

La risoluzione anticipata di un contratto di locazione segue però limiti, motivi e adempimenti diversi a seconda se si tratti del recesso contratto di affitto commerciale da parte dell’inquilino o del locatore, con la presentazione del nuovo modello RLI 2016 per comunicare all’Agenzia delle Entrate la risoluzione, il pagamento della relativa imposta di registro da pagare con il nuovo modello f24 elide Agenzia delle Entrate con relativo codice tributo per risoluzione anticipata contratto locazione.

La risoluzione anticipata del contratto locazione è quindi molto più facile per l’inquilino che per il locatore in quanto quest’ultimo deve garantire l’immobile per tutta la durata contrattuale.

L’inquilino, invece, alla luce di validi motivi può avvalersi della clausola di recesso anticipato, inviando una raccomandata con ricevuta di ritorno, al proprietario di casa o del locale commerciale rispettando il periodo di preavviso che per i contratti uso abitativo è di 6 mesi e commerciali di 12 mesi.

La risoluzione anticipata del contratto di locazione da parte dell’inquilino è possibile quando ricorrono le seguenti condizioni:

  • mancato rinnovo contratto di locazione da parte del locatore alla prima scadenza
  • le parti di comune accordo decidono di recedere definitivamente dal contratto di locazione
  • gravi motivi.

Risoluzione anticipata locazione commerciale conduttore motivi:

Un’attenzione particolare va posta sui gravi motivi recesso anticipato contratto di locazione commerciale conduttore, in quanto secondo l’art. 27, ottavo comma, della legge 27 luglio 1978, n. 392, è sufficiente che l’inquilino con lettera raccomandata comunichi al locatore la volontà di risolvere anticipatamente il contratto di locazione a causa di un grave motivo. L’obbligo di dare eventuali spiegazioni su quale sia il motivo grave e la prova tangibile della sussistenza della gravità, si ha solo in caso di contestazione da parte del locatore, ovvero, del proprietario dell’immobile.

Pertanto, l’inquilino in presenza di determinati motivi gravi può recedere anticipatamente dal contratto di locazione commerciale e abitativo quando:

  • a causa di una crisi aziendale, subisce una forte perdita di liquidità tale da non poter più adempiere al contratto di locazione.
  • se l’azienda sceglie di ampliare o ridurre la sua attività per migliorare le sue esigenze di economicità e produttività.
  • mancata autorizzazione di specifiche licenze che non permettono di esercitare l’attività per la quale è stato affittato l’immobile, ad esempio la casa per uso bed and breakfast
  • trasferimento in altro comune per esigenze lavorative.
  • acquisto di un nuovo appartamento con trasferimento della residenza
  • acquisto di un nuovo appartamento e sopravvenuta riduzione del reddito familiare.
  • nascita di un figlio e necessità di maggiore spazio
  • presenza nell’immobile di muffa ed umidità sulle pareti che determina una diminuzione del confort abitativo nonché della sua salubrità ed igiene.

Risoluzione anticipata contratto di locazione commerciale 2017 locatore: quando?

La risoluzione anticipata del contratto di locazione commerciale 2017 da parte del locatore è un pò più difficile, in quanto i motivi e le condizioni in cui è possibile sono solo quando:
  • il locatore intende destinare l’immobile ad altro uso abitativo, commerciale, artigianale o professionale proprio, del coniuge, dei genitori o dei figli.
  • se l’inquilino ha un altro immobile idoneo e libero nello stesso comune.
  • se l’immobile si trova all’interno di un edificio talmente danneggiato da dover essere ricostruito per motivi di sicurezza, e la presenza dell’inquilino è di ostacolo al regolare svolgimento dei lavori.
  • se l’immobile deve essere demolito anche per realizzare nuove costruzioni.
  • se l’inquilino non occupa abitualmente l’immobile senza giustificato motivo.
  • se s’intende vendere l’immobile e non si hanno altre proprietà. In questo caso l’affittuario ha il diritto di prelazione.

Come fare la comunicazione di risoluzione contratto commerciale?

Per risoluzione anticipata contratto di locazione commerciale, s’intende la possibilità di interrompere il contratto e lasciare l’immobile affittato prima della fine naturale del contratto precedentemente sottoscritto e registrato all’Agenzia delle Entrate.

  • La risoluzione anticipata contratto locazione commerciale, quindi al di fuori dai termini stabiliti dalla normativa vigente, che stabilisce per le persone giuridiche una durata minima contrattuale di 6+6 per le attività commerciali, industriali, artigianali e professionali, e di 9+9 per contratto di locazione commerciale di tipo alberghiero, prevede l’obbligo di preavviso di 12 mesi aumentato fino a 18 mesi nel caso si tratti di attività alberghiera e va comunicata obbligatoriamente, pena la non ammissibilità della risoluzione anticipata, a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno.
  • La risoluzione anticipata contratto di locazione commerciale, può avvenire da parte del locatore o dell’affittuario, se in presenza di uno dei motivi e cause sopra elencati. Per esercitare il diritto di recesso anticipato e quindi di risoluzione contratto di locazione, è necessario inviare la comunicazione con una lettera di preavviso fac simile da scrivere su carta semplice o da fare su modello standard.
  • Come fare la comunicazione risoluzione anticipata contratto di locazione commerciale? La comunicazione risoluzione contratto di locazione, va effettuata con raccomandata con ricevuta di ritorno, e va indicato il motivo del recesso anticipato grave motivo, fine locazione e mancato rinnovo, oppure, interruzione del contratto per volontà di entrambe le parti.
  • Per quanto riguarda il motivo grave, l’azienda, il professionista o la società, non sono tenuti ad indicare esattamente quale sia l’origine del motivo, quindi se per problemi economici, di ristrutturazione o riorganizzazione dell’attività, solo successivamente e solo su contestazione da parte del locatore, è necessario indicare la causa reale e dimostrarla.

Risoluzione anticipata locazione commerciale 2017: lettera fac simile locatore

Il presente modello fac simile è valido ai fini di comunicazione da parte del locatore a voler procedere al rinnovo del contratto alla prima scadenza, ossia, allo scadere dei primi 6 anni o di 9 anni in caso di albergo. Per utilizzare il modello lettera fac simile anche per i gravi motivi risoluzione anticipata contratto di locazione commerciale locatore, è sufficiente indicare il motivo grave tra quelli sopra elencati e inserire la dicitura per l’indennità per la perdita dell’avviamento commerciale.

L’indennità per la perdita dell’avviamento commerciale, è stata prevista dall’ordinamento italiano come obbligo facente capo al locatore che intenda interrompere o non rinnovare il contratto di locazione, mediante il pagamento di una somma di denaro al conduttore pari a 18 mensilità, elevate a 21 nel caso in cui l’attività esercitata abbia carattere turistico – alberghiero. Tale importo di indennità per la perdita dell’avviamento, viene raddoppiato nel caso in cui il locatore, entro un anno dalla risoluzione anticipata del contratto di locazione commerciale, inizi un’attività simile o identica a quella prima esercitata dal conduttore.

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RIDUZIONE DEL CANONE di LOCAZIONE

Se un  proprietario di un appartamento dato in locazione 4+4 in cedolare, con contratto intestato a entrambi i coniugi, decede una dei due. L’altro coniuge, cointestatario del contratto, intende comunque proseguire nella locazione.

Vediamo cosa comunicare  all’agenzia delle Entrate (ed entro quali termini) , se serve rifare il contratto inserendo un solo conduttore. Oppure se, essendo la locazione intestata anche all’altro coniuge, né il proprietario, nè l’inquilino abbiamo obblighi verso l’Agenzia, facendo così proseguire il contratto originario con entrambi i nominativi fino alla scadenza prevista.
Vediamo quali adempimenti rispetto all’anagrafe condominiale.
Inoltre, nel caso si volessi ridurre il canone all’inquilino, quali adempimenti sono necessari.
Rispetto a quanto sopra descritto, il contratto prosegue nei confronti del conduttore rimasto in vita (tralasciando questioni di successione nel contratto di locazione, che nella fattispecie parrebbero non sussistere). In tale contesto, nessuna comunicazione dev’essere inviata obbligatoriamente dal locatore o dal conduttore all’agenzia delle Entrate. Infatti, l’inquilino tuttora vivente è già parte del contratto, sicché non si verifica alcun “subentro” (secondo le istruzioni fornite dall’Agenzia per la compilazione del modello Rli).
Per quanto attiene invece all’anagrafe condominiale, di cui all’articolo 1130, comma 1, n. 6, del Codice civile, il locatore deve comunicare all’amministratore il decesso di uno dei due inquilini, entro 60 giorni dalla data del decesso (con la precisazione che non sono previste sanzioni per il mancato rispetto del termine e per il mancato espletamento). L’articolo 1130, comma 1, n. 6, del Codice civile dispone infatti che l’amministratore deve «curare la tenuta del registro di anagrafe condominiale contenente le generalità dei singoli proprietari e dei titolari dei diritti reali e di diritti personali di godimento (cioè contratti di locazione Nde), comprensive del codice fiscale e della residenza o domicilio, i dati catastali di ciascuna unità immobiliare, nonché ogni dato relativo alle condizioni di sicurezza delle parti comuni dell’edificio. Ogni variazione dei dati deve essere comunicata all’amministratore in forma scritta entro 60 giorni L’amministratore, in caso di inerzia, mancanza o incompletezza delle comunicazioni, richiede con lettera raccomandata le informazioni necessarie alla tenuta del registro di anagrafe. Decorsi trenta giorni, in caso di omessa o incompleta risposta, l’amministratore acquisisce le informazioni necessarie, addebitandone il costo al responsabile».
In caso le parti intendano ridurre il canone di locazione, non è necessario rifare il contratto e – fermo il regime della cedolare secca per il locatore – occorre (per evitare contenziosi con il Fisco) predisporre una scrittura integrativa del contratto iniziale, da comunicare all’agenzia delle Entrate tramite modello Rli. Si tenga presente che per l’articolo 19, comma 1, del Dl 133/2014, «la registrazione dell’atto con il quale le parti dispongono esclusivamente la riduzione del canone di un contratto di locazione ancora in essere è esente dalle imposte di registro e di bollo».
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PRIMA CASA, QUANDO è PIGNORABILE

La prima casa non è sempre impignorabile: questa vale solo se si tratta dell’unico immobile in proprio possesso.

In caso di pignoramento immobiliare esistono alcune regole che vincolano l’azione dell’ente di riscossione, tra questi è vietato il pignoramento sulla prima casa, a patto che si tratti dell’unica casa del debitore. In sostanza perché valga il principio della pignorabilità della prima casa è necessario che il debitore non sia in possesso di alcun altro immobile, indipendentemente dall’uso, dalla destinazione e dall’accatastamento. Anche chi acquisti un minima quota in un altro immobile rende pignorabile la “prima casa”. Questo significa che nel caso in esame, il possesso di un secondo immobile, rende pignorabile tanto la prima casa quanto l’altra.

Per completezza ricordiamo che in merito al DLgs 158/2015, è stato riformato il sistema sanzionatorio penale e amministrativo. Ai fini del Ravvedimento operoso IMU, TASI e TARI, il DLgs 158/2015 prevede all’articolo 15, comma 1, lettera o, la riscrittura dell’Art. 13 del DLgs 471/1997 che stabilisce la sanzione da applicare per omessi o parziali versamenti in misura pari al 30% con riduzione a metà per versamenti effettuati nei primi 90 giorni dopo la scadenza afferma che:

“1. Chi non esegue, in tutto o in parte, alle prescritte scadenze, i versamenti in acconto, i versamenti periodici, il versamento di conguaglio o a saldo dell’imposta risultante dalla dichiarazione, detratto in questi casi l’ammontare dei versamenti periodici e in acconto, ancorché non effettuati, è soggetto a sanzione amministrativa pari al trenta per cento di ogni importo non versato, anche quando, in seguito alla correzione di errori materiali o di calcolo rilevati in sede di controllo della dichiarazione annuale, risulti una maggiore imposta o una minore eccedenza detraibile. Per i versamenti effettuati con un ritardo non superiore a novanta giorni, la sanzione di cui al primo periodo è ridotta alla metà. Salva l’applicazione dell’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, per i versamenti effettuati con un ritardo non superiore a quindici giorni, la sanzione di cui al secondo periodo è ulteriormente ridotta a un importo pari a un quindicesimo per ciascun giorno di ritardo.”

Il creditore quindi, prima si deve rivolgere al Giudice competente, firmare il decreto ingiuntivo e far notificare il cosiddetto atto di precetto (è una comunicazione ufficiale di preavviso di esecuzione immobiliare, nel quale si avvisa a pagare quanto dovuto e le modalità per farlo così da interrompere la procedura espropriativa) presso il domicilio del debitore, con il quale lo intima di saldare il debito entro 10 giorni. Se il debitore, dopo aver ricevuto l’atto di precetto continua a non pagare, dopo 45 giorni il creditore può richiedere il pignoramento dei beni immobili posseduti dal debitore per la somma che serve a coprire il debito, con la vendita all’asta del bene immobile.

Pignoramento immobile: i vincoli caso per caso

Guida al pignoramento immobiliare: a quanto deve ammontare il debito perché il creditore possa procedere e i diversi vincoli a seconda che si tratti di creditori privati, Equitalia o banche.

In caso di pignoramento immobiliare esistono alcune regole che vincolano l’azione di Equitalia all’ammontare dell’importo del debito fiscale. Diversamente per gli altri soggetti che esercitano l’attività di riscossione non vi sono limiti minimi al credito azionabile con l’esecuzione forzata, ovvero possono procedere al pignoramento della casa o di qualsiasi altro immobile per qualsiasi importo. Qualora il creditore sia una banca, il nuovo decreto Banche ha introdotto alcune novità in tema di pignoramento. Vediamo quindi caso per caso quali sono i vincoli imposti alle diverse tipologie di creditori.

Creditore privato

Per quanto riguarda i creditori privati, il debitore è chiamato a rispondere dei debiti contratti con tutto il suo patrimonio, presente e futuro. Per il pignoramento presso terzi, che riguarda i crediti che il debitore ha verso terzi (per esempio il conto corrente, stipendio), oppure cose del debitore che sono in possesso di terzi, il creditore può agire legittimamente anche per importi minimi. È poi il creditore a valutare se tale procedura ha o meno una convenienza economica, sulla base dell’ammontare del debito.

Se il debitore ritiene che i beni pignorati superino di molto il valore del debito, è possibile presentare al giudice dell’esecuzione un’istanza di riduzione del pignoramento in qualsiasi fase della procedura esecutiva, purché il bene non sia stato venduto. Nel caso in cui la richiesta di riduzione venga accolta, qualora ritenga che l’espropriazione sia stata eccessiva per dolo o colpa, il giudice può decidere di condannare il creditore al risarcimento del danno per responsabilità aggravata.

  • inseriti nel fondo patrimoniale, costituito dai coniugi sui beni destinati ai bisogni della famiglia, a patto però che il debito sia stato contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia;
  • di interesse artistico o storico che appartengono allo Stato o ad altro ente o istituto pubblico;
  • destinati a sede di uffici pubblici o comunque ad un pubblico servizio;
  • per i quali sia stata concessa immunità territoriale;
  • edifici destinati all’esercizio pubblico del culto cattolico, anche se appartengono a privati;
  • oggetto di sequestro antimafia disposto dal giudice penale.

Equitalia

Maggiori limiti vengono posti alla possibilità di pignorare un immobile qualora la riscossione del debito venga affidata ad Equitalia:

  • prima del pignoramento è necessario che venga iscritta l’ipoteca;
  • l’ipoteca può essere iscritta solo se il debito è superiore a 20.000 euro:
  • il pignoramento può essere avviato solo se il debito è superiore a 120.000 euro;
  • è vietato il pignoramento sulla prima casa, a patto che si tratti dell’unica casa” del debitore. In sostanza perché valga il principio dell’impignorabilità della prima casa è necessario che il debitore non sia in possesso di alcun altro immobile, indipendentemente dall’uso, dalla destinazione e dall’accatastamento. Anche chi acquisti un minima quota in un altro immobile rende pignorabile la “prima casa”.

Banche

Con l’approvazione del cosiddetto decreto Banche, se in fase di stipula di un mutuo il cliente firma la “clausola di inadempimento”, che ricordiamo essere facoltativa, in caso di mancato pagamento di 18 rate del mutuo, anche non consecutive, la banca può procedere alla vendita dell’immobile, senza bisogno di un processo esecutivo, di un giudice e di un’asta pubblica. Più in dettaglio la norma prevede che si configuri l’inadempimento:

  • quando il mancato pagamento si protrae per oltre sei mesi dalla scadenza di almeno tre rate, anche non consecutive, nel caso di obbligo di rimborso a rate mensili;
  • o per oltre sei mesi dalla scadenza anche di una sola rata, quando il debitore è tenuto al rimborso rateale secondo termini di scadenza superiori al periodo mensile;
  • ovvero, per oltre sei mesi, quando non è prevista la restituzione mediante pagamenti da effettuarsi in via rateale, dalla scadenza del rimborso previsto nel contratto di finanziamento.

A seguito della vendita della casa da parte della banca:

  • se dalla vendita si ottiene un ricavo inferiore al valore dell’immobile, il mutuatario sarà comunque libero dai debiti con l’istituto di credito;
  • se si ottiene un ricavo maggiore, la banca dovrà versare la differenza al debitore.

In ogni caso il trasferimento della proprietà alla banca non potrà essere effettuato in merito agli immobili adibiti ad abitazione principale del proprietario, del coniuge o di suoi parenti e affini entro il terzo grado.

Da precisare inoltre che si tratta di una direttiva non retroattiva che, pertanto, potrà essere applicata solo ai nuovi contratti di mutuo con ipoteca sull’immobile a garanzia oppure finalizzati all’acquisto del diritto di proprietà su un immobile. Nel caso in cui il contratto di mutuo non preveda la clausola di inadempimento restano valide le regole in vigore fino ad oggi:

  • vendita all’asta della casa in caso di non pagamento di 7 rate;
  • in caso di ricavo inferiore, il mutuatario sarà ancora debitore della banca.
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LOCAZIONI ACQUA, DECISIVO SAPERE CHI È INTESTATARIO DEL CONTRATTO

 Occorre chiarire chi sia l’intestatario del contratto di fornitura: se l’inquilino o il condominio.
Ove il contratto sia intestato all’inquilino – salvo esame del contratto di fornitura – si ritiene che nulla possa essere imputato al locatore/condomino o al condominio, a norma dell’articolo 1372, comma 1, del Codice civile, per il quale il contratto ha forza di legge tra le parti. In tale caso, l’ente erogatore può rivalersi solo sull’inquilino (se ciò è possibile).Ove il contratto sia, invece, intestato al condominio, il gestore può esigere il pagamento dall’amministratore di condominio, che poi, a sua volta, si potrà rivalere sul condomino/locatore, sulla scorta dell’indirizzo giurisprudenziale secondo cui, nei rapporti con il condominio, di eventuali debiti del conduttore risponde sempre (e solo) il condomino/locatore.
Per quanto riguarda la sospensione della fornitura del servizio idrico all’intero stabile da parte del gestore, si evidenzia che : in nessun caso è applicata la disalimentazione del servizio, gli utenti domestici residenti che versano in condizioni di documentato stato di disagio economico-sociale, come individuati dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico in coerenza con gli altri settori dalla stessa regolati, ai quali è in ogni caso garantito il quantitativo minimo vitale pari a 50 litri abitante giorno.  a tutti gli utenti domestici residenti è garantito l’accesso al quantitativo minino vitale a tariffa agevolata. Sono altresì previste adeguate forme di comunicazione all’utenza e di rateizzazione anche in caso di morosità al fine di garantire l’accesso al quantitativo minino vitale e di salvaguardare l’equilibrio economico e finanziario del gestore e la copertura dei costi efficienti di esercizio e di investimento e dei costi ambientali e della risorsa.
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