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ISTAT variazione mese per mese degli ultimi 24 mesi

MESE ANNO VARIAZIONE ANNUALE 100% VARIAZIONE RIDOTTA 75% VARIAZIONE BIENNALE 100% VARIAZIONE RIDOTTA 75% GAZZETTA UFFICIALE N.
Marzo 2019 0,8 0,600 1,5 1,125 102 del 3-5-19 pag. 56
Febbraio 2019 0,8 0,600 1,3 0,975 74 del 28-3-19 pag. 55
Gennaio 2019 0,7 0,525 1,6 1,200 in pubblicazione
Dicembre 2018 1,0 0,75 1,8 1,350 25 del 30-1-19 pag. 21
Novembre 2018 1,4 1,050 2,2 1,650 4 del 5-1-19 pag. 12
Ottobre 2018 1,5 1,125 2,4 1,800 281 del 3-12-18 pag. 156
Settembre 2018 1,3 0,975 2,4 1,800 264 del 13-11-18 pag. 49
Agosto 2018 1,5 1,125 2,7 2,025 229 del 2-10-18 pag. 23
Luglio 2018 1,5 1,125 2,5 1,875 203 del 1-9-18 pag. 19
Giugno 2018 1,2 0,900 2,3 1,725 188 del 14-8-18 pag. 55
Maggio 2018 0,9 0,675 2,3 1,725 145 del 25-6-18 pag. 27
Aprile 2018 0,4 0,300 2,1 1,575 145 del 25-6-18 pag. 26
Marzo 2018 0,7 0,525 2,1 1,575 139 del 18-6-18 pag. 56
Febbraio 2018 0,5 0,375 2,0 1,500 75 del 30-3-18 pag. 16
Gennaio 2018 0,9 0,675 1,8 1,350 62 del 15-3-18 pag. 27
Dicembre 2017 0,8 0,600 1,2 0,900 26 del 1-2-18 pag. 14
Novembre 2017 0,8 0,600 0,9 0,675 4 del 5-1-18 pag. 24
Ottobre 2017 0,9 0,675 0,8 0,600 278 del 28-11-17 pag. 32
Settembre 2017 1,1 0,825 1,2 0,900 252 del 27-10-17 pag. 53
Agosto 2017 1,2 0,900 1,1 0,825 230 del 2-10-17 pag. 17
Luglio 2017 1.0 0,750 0,9 0,675 202 del 30-8-17 pag. 27
Giugno 2017 1,1 0,825 0,8 0,600 177 del 31-7-17 pag. 156
Maggio 2017 1,4 1,050 1,0 0,750 148 del 27-6-17 pag. 96
Aprile 2017 1,7 1,275 1,3 0,975 230 del 2-10-17 pag. 17
Marzo 2017 1,4 1,050 1,1 0,825 99 del 29-4-17 pag. 99

Per ulteriori dati rivolgersi a  SAM servizi su Misura di Fava Lorena 3472344028

N.B.: L’indice di riferimento è il FOI  (Famiglie Operai Impiegati)

I dati nella Tabella servono a calcolare l’aggiornamento del canone di locazione “Patti in deroga”, in base alla variazione annuale dei prezzi rilevata dall’Istat al 75%. Riportiamo anche il dato delle variazioni biennali, utile per aggiornare alcuni canoni per “usi diversi”. Occorre fare riferimento alla variazione registrata nel mese di decorrenza del contratto. L’aumento ha effetto solo dal mese successivo alla richiesta del proprietario.

 

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QUALI spese rientrano nelle detrazioni mutuo casa per il 2019 ?

Lo strumento delle agevolazioni fiscali per l’abitazione principale consente di rientrare di una parte dei costi sostenuti per l’accensione del finanziamento. Andiamo quindi a scoprire tutte le spese che rientrano nelle detrazioni mutuo casa per il 2019.

La prima cosa da sapere è che le detrazioni mutuo casa riguardano gli interessi passivi e gli oneri accessori, nella misura del 19% e fino a un massimo di 4.000 euro, pari quindi a 760 euro di “sconto” nella dichiarazione dei redditi.

Il tetto dei 4.000 euro è complessivo e ciò significa che i contitolari del mutuo, come marito e moglie ad esempio, possono usufruire delle detrazioni limitatamente alla propria quota.

Quali sono le condizioni per portare in detrazione le spese del mutuo? Evidenziato che il mutuo deve essere stipulato dal proprietario di casa, i vincoli riguardano le tempistiche e la territorialità: erogazione da parte di un soggetto comunitario entro i 12 mesi che precedono o seguono l’acquisto dell’immobile che, entro un anno dal passaggio di proprietà, va adibito a prima casa.

Abbiamo parlato di interessi passivi e oneri accessori: che cosa sono e quali documenti occorrono per le detrazioni? Gli interessi passivi sono i costi addebitati dall’ente creditore, come la banca, a titolo di compenso per l’erogazione del mutuo e sono indicati nel piano di ammortamento fornito alla sottoscrizione del mutuo, oltre che nella quietanza di pagamento di ogni singola rata, insieme alla quota capitale e alle eventuali spese di incasso.

Per portare in detrazione gli interessi passivi del mutuo occorrono i seguenti documenti: le quietanze di pagamento emesse dalla banca per tutte le rate relative all’anno di riferimento della dichiarazione dei redditi, i contratti di mutuo e di acquisto dell’abitazione, il certificato di residenza (anche con autocertificazione) e i documenti relativi alle spese sostenute come oneri accessori all’acquisto.
Quando si parla di oneri accessori, infatti, si intendono sia le spese sostenute in fase di acquisto dell’immobile, sia quelle legate al contratto di mutuo. Rientrano nel primo caso i costi relativi al notaio (per il contratto di acquisto) e alle imposte (registro, ipotecarie e catastali), ma anche quelli per le eventuali spese del giudice tutelare per le procedure concorsuali. Sono invece oneri accessori legati al contratto di mutuo: il notaio (per il contratto di mutuo), la remunerazione dell’istituto erogante, le spese relative all’istruttoria e alla perizia tecnica, gli oneri fiscali. Sono oneri accessori per il contratto di mutuo anche la provvigione per scarto rateizzato (mutui in contanti), le penali per l’estinzione anticipata e le maggiorazioni dovute alle variazioni di cambio nei mutui in valuta estera.

Non figurano invece tra le spese detraibili quelle per l’assicurazione sull’immobile.

Ricordiamo che per compilare la dichiarazione 2019 per i redditi 2018  e per assistenza fiscale, prenotate al 347.2344028 caf CGN dei professionisti con SAM servizi è a vostro disposizione.

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TASI IMU e TARI CHI PAGA ? E COME ?

Imu e Tasi non sono dovute sull’abitazione principale e relative pertinenze (box o posto auto, cantina o solaio) a meno che non si tratti di case di pregio. La TASI è la Tassa sui Servizi Indivisibili, l’imposta comunale che dal 2014 include i servizi comunali rivolti alla collettività, come la manutenzione stradale e l’illuminazione comunale. La TASI (da non confondersi con la TARI, la tassa sui rifiuti), insieme a Imu e Tari, concorre a formare la IUC, l’Imposta Unica Comunale.

TASI – Come prevede la legge, il regolamento comunale individua i servizi finanziati dalla TASI, specificando per ogni singolo servizio i relativi costi coperti dalla TASI. Tra i servizi rientrano l’illuminazione pubblica, la sicurezza, l’anagrafe, la manutenzione delle strade, e più in generale quei servizi di cui beneficiano tutti i cittadini.

IMU – Dovranno pagare l’Imu i proprietari seconde case, fabbricati affittati o sfitti,  uffici, negozi, depositi, capannoni, altri immobili commerciali e industriali e per le aree fabbricabili. Si paga l’imu anche sui terreni agricoli, anche se incolti, inclusi gli orticelli Attenzione, si paga anche sugli immobili dati in uso gratuito, salvo la riduzione al 50% tra genitori e figli.

TARI – “il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. Sono escluse dalla TARI le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili, non operative, e le aree comuni condominiali di cui all’articolo 1117 del codice civile che non siano detenute o occupate in via esclusiva”.  E’ DOVUTA da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. In caso di pluralità di possessori o di detentori, essi sono tenuti in solido all’adempimento dell’unica obbligazione tributaria”

Si comprende quindi quali siano i presupposti ed i soggetti passivi della tassa sui rifiuti. La TARI nel 2019 è dovuta dai contribuenti titolari a qualsiasi titolo di locali o aree scoperte, suscettibili di produrre rifiuti urbani.

Agevolazioni per gli agricoltori: sono infatti esclusi dal pagamento dell’Imu i fondi agricoli, da chiunque posseduti, ubicati nei Comuni classificati come montani o di collina. Esenti anche i terreni agricoli posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali ubicati in qualsiasi altro comune

Tuttavia dal 2019 le imposte locali sulla casa potrebbe diventare più onerosa, perché il Governo progetta di ridare la possibilità ai comuni di aumentare le aliquote per far fronte ai sacrifici imposti loro dalla nuova legge di bilancio.

A chi spetta il pagamento della Tasi

La Tasi, a differenza dell’Imu, è dovuta anche dagli inquilini o dai comodatari, se usano l’immobile per più di sei mesi nell’anno, se previsto dal comune e secondo le quote previste (dal 10% al 30%). Se si tratta della propria abitazione principale, l’inquilino è comunque esonerato. Mentre il proprietario pagherà la sua quota parte (70-90%) .

IMU  TASI
Proprietari di prima casa No No
Proprietari di prima casa (A/1m A/8 e A/9)
Proprietari di seconda casa
Comodato d’uso 50% se nello stesso comune 50% se nello stesso comune
In affitto (proprietario) Si 70/90%
In affitto (inquilino) No 10/30% solo se per più di 6 mesi l’anno
Box No solo se pertinenza abitazione principale No solo se pertinenza abitazione principale
Terreni Sì (salvo zone montane e coltivatori diretti) No

Tasse sulla casa, cosa cambierà dal 2019

Con la manovra 2019 arriverà una rivoluzione per le imposte sulla casa? Una nuova tassa unica è prevista in un emendamento della Lega alla legge di bilancio in discussione in Parlamento, una proposta leghista di semplificazione delle imposte contiene uno spiacevole dettaglio per i proprietari di casa.

Tra le novità della Manovra infatti figura anche la messa a disposizione del modello precompilato ai contribuenti da parte dei Comuni, come già avviene per la Tari che nasconde una vera e propria beffa per i cittadini che potrebbero andare incontro a un aumento della tassazione.

L’emendamento a firma Lega sancisce un tetto all’11,4 per mille come aliquota massima della Imu unica “più alto di quanto consentito oggi a Comuni, per cui il tetto è fissato al 10,6 per mille, come somma delle aliquote di Imu e Tasi”

A tal proposito l’allarme arriva anche da Confedilizia, il cui presidente Giorgio Spaziani Testa ha affermato come l’associazione dei proprietari di immobili abbia già “segnalato la circostanza più di una settimana fa, sia pubblicamente sia direttamente ai deputati della maggioranza che li hanno firmati”.

CASA IN AFFITTO ADIBITA AD ABITAZIONE PRINCIPALE:  immobile preso in affitto e adibito alla propria residenza, beneficia dell’esonero dal pagamento. Sono quindi esenti dalla Tasi affittuari chi ha deciso di prendere la residenza nell’immobile affittato.

La TASI è pagata da tutti coloro che posseggono o detengono, a qualsiasi titolo, fabbricati e aree edificabili, ad eccezione, dei terreni agricoli e dell’abitazione principale. In caso di affitto a pagare la TASI sono dunque sia il possessore che il detentore della casa e quindi l’importo dovrà essere suddiviso tra inquilino e proprietario.

Una precisazione riguardo alle abitazioni principali: in caso di abitazione principale classificata nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, l’immobile è soggetto al pagamento della TASI.

Fatti i dovuti chiarimenti su chi deve e chi non deve pagare la TASI 2019 cerchiamo adesso di capire passo dopo passo come si calcola la TASI 2019 (non preoccuparti, per rendere il tutto ancora più chiaro utilizzeremo degli esempi pratici), per poi soffermarci sulle scadenze TASI in tutta Italia e sulle modalità di pagamento TASI.

Calcolo TASI 2019

Il calcolo della TASI 2019 può cambiare da città a città, o meglio, da Comune a Comune: ogni Comune delibera infatti sull’aliquota da applicare, rispettando ovviamente alcune regole stabilite per legge. L’aliquota base TASI è pari all’1 per mille e ogni Comune ha la facoltà di poter variare l’aliquota fino ad azzerarla o innalzarla.

Anche se sul web esistono diversi programmi per calcolare la TASI 2019, qui troverai il procedimento di calcolo. Se vuoi calcolare la tua TASI dovrai innanzitutto conoscere:

  • l’aliquota del tuo comune, consultabile su questa piattaforma online, dove potrai selezionare il tuo Comune.
  • la categoria catastale dell’immobile in questione, nonché la rendita catastale (presente all’interno di una visura catastale).

Ora che hai tutti i dati necessari al calcolo TASI 2019, l’aliquota fissata dal Comune va applicata sulla rendita catastale rivalutata del 5% (cioè moltiplicata per 1,05) e poi moltiplicata per il coefficiente relativo alla specifica categoria catastale.

Ecco i coefficienti relativi alle categorie catastali:

  • Da A/1 a A/11 con esclusione di A/10: coefficiente 160
  • A 10: coefficiente 80
  • Da B1 a B8: coefficiente 140
  • C/1: coefficiente 55
  • C/2, C/6 e C/7: coefficiente 160
  • C/3, C/4 e C/5: coefficiente 140
  • Da D/1 a D/10 con esclusione di D/5: coefficiente 65
  • D/5: coefficiente 80

Schematizzando, il procedimento per il calcolo della TASI è il seguente:

rendita catastale x 1,05 (rivalutazione del 5%) x coefficiente catastale x aliquota /1.000

Se ancora non è chiaro, questo esempio potrà esserti utile. Marco è proprietario di una seconda casa, su cui dovrà pagare la TASI 2019. L’immobile, appartenente alla categoria catastale A2, ha una rendita catastale di 400 e con un’aliquota del 2 per mille. Il calcolo sarà quindi il seguente:

400 (rendita catastale) x 1,05 (rivalutazione del 5%) x 160 (categoria catastale) x 2 (aliquota ipotetica applicata dal Comune) / 1.000 = 134,40 €.

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