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CANONE RAI NUOVO MODELLO E SCADENZE

Nuovo modello per la dichiarazione sostitutiva di esenzione Canone RAI in bolletta: quadro C per le variazioni, periodo transitorio di 60 giorni.

Ricordiamo che da quest’anno, in base alle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2017, il costo dell’abbonamento è sceso a 90 euro, da pagare in dieci rate di pari importo a partire dal gennaio scorso (nel 2016, primo anno di applicazione, la prima rata era stata pagata in luglio).

Ecco i motivi per cui è possibile chiedere l’esonero dal pagamento del canone RAI:

  •  nessun membro della famiglia anagrafica possiede la televisione;
  • il canone viene pagato su un’altra utenza elettrica.

La dichiarazione sostitutiva va presentata per chiedere l’esenzione in base a uno dei motivi sopra riportati, oppure per comunicare al Fisco che sono venuti meno i presupposti per avere l’esenzione (ad esempio, se si compra in corso d’anno la televisione). Attenzione: per avere diritto all’esenzione 2017, la domanda andava presentata entro lo scorso 31 gennaio. Chi presenta istanza tra 1 febbraio e 30 giugno ha diritto a non pagare il canone per il secondo semestre. Se la domanda viene presentata da luglio fino al 31 gennaio dell’anno prossimo, l’esenzione sarà valida per il 2018.

Coloro che hanno già presentato precedentemente una dichiarazione di esenzione per segnalare che l’abbonamento è pagato su un’altra utenza, continuano ad avere l’esonero fino a quando, eventualmente, non comunicano variazioni. Se invece il motivo per cui non si paga il Canone RAI è il mancato possesso della tv, la richiesta di esenzione va ripresentata di anno in anno. Quindi, i contribuenti che non hanno presentato una nuova domanda entro lo scorso 31 gennaio hanno perso la possibilità di ottenere l’esonero per l’intero 2017, mentre possono ottenerlo per il secondo semestre presentando l’istanza entro fine giugno.

La novità principale è rappresentata dal quadro C, che si aggiunge al quadro A, che serve a dichiarare il non possesso della tv, e al quadro B, per il pagamento della bolletta su altre utenze. Il quadro C invece, contiene la variazione di dichiarazione dei presupposti. Compilando il frontespizio, oltre ai dati anagrafici del dichiarante, o dell’erede, bisogna indicare quale delle tre parti della dichiarazione si compila. Per il resto, è tutto quasi identico.

Nel quadro A si sceglie fra le seguenti ipotesi:

  • in nessuna delle abitazioni per le quali è titolare di utenza elettrica è detenuto un apparecchio TV da parte di alcun componente della famiglia anagrafica;
  • in nessuna delle abitazioni per le quali è titolare di utenza elettrica è detenuto un apparecchio TV, da parte di alcun componente della famiglia anagrafica, oltre a quello per cui è stata presentata la denuncia di cessazione dell’abbonamento radio televisivo per suggellamento.

Nel quadro B c’è la casella che bisogna barrare nel caso in cui il canone di abbonamento alla televisione per uso privato sia pagato su un’utenza elettrica intestata ad altro componente della stessa famiglia anagrafica. Bisogna poi indicare, nel campo data inizio, quella dalla quale sussiste il presupposto attestato (ad esempio, la data dalla quale il dichiarante è entrato a far parte della famiglia anagrafica del soggetto di cui ha indicato il codice fiscale). Se questa data è relativa al 2016, si può indicare convenzionalmente come data inizio il primo gennaio 2017.

Nel quadro C il contribuente barra la casella relativa al venir meno dei presupposti di cui alla dichiarazione sostitutiva precedentemente presentata, di cui si comunica la data.

La dichiarazione esenzione Canone RAI si può presentare direttamente, utilizzando i servizi online dell’Agenzia delle Entrate, oppure tramite intermediario. Per chi volesse presentarla direttamente senza utilizzare il sito web, è possibile inviare l’istanza, in formato cartaceo, tramite posta, in plico raccomandato senza busta al seguente indirizzo: Agenzia  delle  entrate  –  Ufficio  Torino  1  –  Sportello  abbonamenti  TV  –  Casella  postale  22  – 10121 Torino.

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CANONE RAI AZIENDE, REGOLE PER BOTTEGHE E NEGOZI

Come e quanto si paga di Canone RAI Speciale per aziende in caso di botteghe, negozi e assimilati: tariffe specifiche e guida alla procedura.

Ho una bottega di parrucchiere aperta nel 2014 ma finora non vi avevo mai installato un televisore: ora ne ho comprato uno e vorrei sapere a quanto ammonta il relativo canone RAI da versare come azienda.

 Alle imprese, agli esercizi pubblici e agli uffici è destinato il canone speciale RAI. Più in particolare sono chiamati a pagare il canone speciale RAI coloro che detengono uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radio televisive in esercizi pubblici, in locali aperti al pubblico o comunque fuori dell’ambito familiare, o che li impiegano a scopo di lucro diretto o indiretto. R.D.L.21/02/1938 n.246 e D.L.Lt.21/12/1944 n.458.

Le tariffe si differenziano a seconda della tipologia di attività esercitata. Per botteghe, negozi e assimilati sono previste le seguenti tariffe:

Annuale Semestrale Trimestrale
Canone Euro 203,70 Euro 103,93 Euro 54,03

Ricordiamo poi che la nuova legge che prevede il pagamento dell’abbonamento per la TV nella bolletta elettrica non si applica al canone speciale RAI, pertanto lo stesso va pagato o mediante domiciliazione bancaria, o mediante bollettino di c/c 2105 inviato alla RAI Radio Televisione Italiana.

In caso di nuova attività o nuovo possesso, è necessario sottoscrivere un nuovo abbonamento RAI scaricando l’apposito modulo dal sito ufficiale o rivolgendosi alla sede RAI competente per territorio precisando il tipo di utenza (radiofonica o televisiva), il mese nel quale si intende installare l’apparecchio, il tipo di esercizio pubblico, la categoria e la denominazione dello stesso. Sulla base delle informazioni ricevute, l’ufficio RAI competente provvederà ad inviare un bollettino di conto corrente postale n. 2105, intestato alla RAI Radiotelevisione Italiana, con l’indicazione dell’importo. Dopo il versamento iniziale del canone, la RAI attribuirà un numero di canone TV speciale al suo titolare. Per gli esercizi pubblici il Canone TV deve essere intestato al titolare della licenza.

Guida completa per imprese

Abbonamento, modulistica, scadenze di versamento, regole particolari, recupero IVA: le FAQ sul Canone Speciale RAI dovuto dalle imprese.

Vediamo in sintesi le principali regole per il canone speciale RAI.

Applicazione

Va pagato sia per il possesso di televisori sia di apparecchi radio, indipendentemente dall’uso che se ne fa: quindi, va versato il canone anche  per la sola visione di dvd o filmati. Vale la stessa regola prevista per i privati: pagano gli apparecchi sintonizzati con il digitale terreste o che prendono il segnale satellitare, tutti gli altri sono esenti. Quindi, un pc che consente la visione di programmi RAI via Internet non deve pagare il canone. Una differenza rispetto ai privati è la necessità di versare il canone per ogni indirizzo dell’impresa in cui sono presenti televisori. Quindi, ad esempio, una catena di alberghi o una banca con diverse filiali che ha televisori o radio in sedi diverse dovrà stipulare un canone per ciascuna di esse. Sono esonerate dal pagamento del Canone Speciale le seguenti tipologie di attività: scuole, centri sociali diurni per anziani (le case di riposo, invece devono pagarlo), enti assistenziali e culturali pubblici senza scopo di lucro. Per ognuna di queste attività è prevista un’apposita procedura per chiedere l’esenzione, dettagliata sul sito RAI.

  • ufficio postale con bollettino di c/c 2105 inviato dalla RAI o, in mancanza, richiesto alla sede regionale della RAI competente per territorio;
  • domiciliazione bancaria precedentemente autorizzata sulla base dei moduli inviati dalla RAI (in questo caso, l’addebito del canone è previsto solo in forma annuale).

Chi paga a cadenza annuale ha già effettuato l’adempimento entro lo scorso 31 gennaio, mentre le scadenze per il pagamento a rate sono:

  • semestrale: 31 gennaio e 31 luglio
  • trimestrale: 31 gennaio, 30 aprile, 31 luglio, 31 ottobre.

Se l’attività ha carattere stagionale paga comunque il Canone Speciale RAI per l’intero anno.  L’importo del Canone Speciale RAI cambia a seconda delle diverse tipologie di attività.

Abbonamento

Chi apre una nuova attività o acquista per la prima volta una radio o un televisore, deve sottoscrivere l’abbonamento RAI. Sul sito dedicato al canone è pubblicato il modulo, nel quale segnare: tipo di utenza (radiofonica o televisiva), data di installazione, denominazione aziendale e tipologia (ufficio, negozio, e via dicendo). Gli alberghi devono indicare il numero di stelle, gli esercizi pubblici la categoria della licenza, le strutture ricettive (alberghi, villaggi vacanze eccetera), il numero di televisori e di camere. E’ anche possibile rivolgersi direttamente alla sede della RAI.

La disdetta va inviata alla RAI con raccomandata. In caso di cambio di proprietà dell’attività, non si può cedere al nuovo titolare il canone speciale: chi subentra deve chiedere il cambio di intestazione (con apposito modulo online oppure rivolgendosi alla sede RAI). In genere, vanno comunicate tutte le variazioni rispetto all’abbonamento iniziale (trasferimento del televisore in altra sede, cambiamento ragione sociale attività e via dicendo).

L’IVA è compresa nel canone Speciale RAI: per recuperarla, si utilizza come fattura la ricevuta del versamento effettuato tramite bollettino prestampato o modulo SBF della domiciliazione bancaria. Qualora sussistano i presupposti fiscali, la restante parte del canone speciale può essere dedotto dal reddito d’impresa ai sensi del Dpr 917/1986.

Infine, occhio alle truffe: è possibile ricevere la visita di un incaricato RAI, che informa sugli obblighi legati al Canone Speciale ed eventualmente sollecita la regolarizzazione della posizione. I veri incaricati non chiedono mai somme di denaro, rilasciano un bollettino di conto corrente postale 2105 (utenza fuori dell’ambito familiare) da utilizzare per il pagamento di un nuovo abbonamento speciale, hanno tesserino personale di riconoscimento con fotografia che riporta anche la Sede regionale della Rai competente per territorio alla quale ci si può rivolgere per ogni ulteriore precisazione.

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IL REDDITO CESSA ALLA SENTENZA DI SFRATTO

La questione di oggi riguarda la locazione di un immobile commerciale, il cui proprietario è un privato, mentre il conduttore ha la partita Iva. Si è proceduto alla sfratto a seguito di mancati pagamenti del canone: considerato che, nonostante la sentenza di sfratto, il conduttore è ancora dentro l’immobile, da quale data il proprietario potrà cessare di dichiarare il contratto di affitto? Dalla data sentenza di sfratto o dalla data in cui il conduttore lascia effettivamente libero l’immobile (che coincide con il pagamento della risoluzione del contratto di affitto all’ufficio del registro)?
La risoluzione avviene con la sentenza di sfratto, il contratto di locazione si ritiene risolto. Ne consegue che, dalla data della risoluzione del contratto, accertata nella sentenza stessa, il proprietario non è più tenuto a dichiarare il reddito di locazione, anche se il conduttore non ha rilasciato l’immobile.
Ed è proprio la data della sentenza che si andrà a dichiarare all’Agenzia delle Entrate per la chiusura fiscale del reddito da locazione.
Con l’art. 8, comma 5, della citata legge n. 431/98 il legislatore ha modificato l’art. 26 del TUIR disponendo che “…i redditi derivanti da contratti di locazione di immobili ad uso abitativo, se non percepiti, non concorrono a formare il reddito dal momento della conclusione del procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto per morosità del conduttore. Per le imposte versate sui canoni venuti a scadenza e non percepiti come da accertamento avvenuto nell’ambito del procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto per morosità è riconosciuto un credito di imposta di pari ammontare”.
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L’ANTIMUFFA A CARICO DI CHI ?

Se in un locale che avete da poco locato, quest’inverno si è manifestata una estesa umidità sulle pareti interne perimetrali esposte a nord, si pone il problema di chi deve ovviare all’inconveniente.

Di solito il conduttore si attiva con preventivo ad un imbianchino, il quale proporrà due mani di isolante antimuffa e la conseguente tinteggiatura.

Ma il dubbio rimane a chi tocca pagare, soprattutto se non si era mai verificato prima.

Esaminiamo il problema partendo dell’art. 1575 del Codice civile che pone tra le obbligazioni principali del locatore quella di mantenere la cosa locata in stato da servire all’uso convenuto. Il fatto che si sia manifestata umidità sulle pareti interne lascia supporre che vi sia un difetto di costruzione dell’immobile il cui rimedio è obbligo del locatore. È anche vero, però, che se l’appartamento in precedenza non era stato interessato da fenomeni di umidità, apparsi solo con il nuovo conduttore, è possibile che vi sia una responsabilità dello stesso per cattivo uso della cosa locata (per esempio per mancanza di areazione nei locali ove può crearsi condensa, come in cucina o nel bagno). Sarebbe opportuno far verificare la situazione da un tecnico che possa individuare esattamente le ragioni della muffa e, quindi, chi sia il soggetto a cui addebitare l’onere del ripristino.

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