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VARIAZIONE ISTAT MESE DI DICEMBRE 2016

Mese Anno Variazione annuale 100% Variazione ridotta 75% Variazione biennale 100% Variazione ridotta 75% Gazzetta Ufficiale n.
Dicembre 2016 0,4 0,300 0,4 0,300 in pubblicazione
Novembre 2016 0,1 0,075 0,1 0,075 299 del 23-12-16 pag. 74
Ottobre 2016 -0,1 -0,075 -0,1 -0,075 279 del 29-11-16 pag. 48
Settembre 2016 0,1 0,075 0,0 0,0 261 del 8-11-16 pag. 77
Agosto 2016 -0,1 -0,075 -0,2 -0,150 239 del 12-10-16 pag. 45
Luglio 2016 -0,1 -0,075 -0,2 -0,150 214 del 13-9-16 pag. 74
Giugno 2016 -0,3 -0,225 -0,4 -0,300 184 del 8-8-16 pag. 66

PER INFORMAZIONI O CALCOLI CHIAMA SAM 347.2344028 

Questo servizio permette di calcolare facilmente l’adeguamento istat annuale di un qualsiasi canone di locazione rispetto all’anno precedente con decorrenza della rivalutazione a partire dal mese specificato; la percentuale di applicazione della variazione dell’indice istat è stabilita generalmente nel contratto di affitto.

Può essere utilizzata anche per l’adeguamento dell’assegno di mantenimento in caso di separazione o divorzio (in questo caso utilizza la percentuale del 100%) oppure, più in generale, per l’aggiornamento di qualunque altro credito o importo che sia soggetto a rivalutazione annuale istat.

Riportiamo anche il dato delle variazioni biennali, utile per aggiornare alcuni canoni per “usi diversi”. Occorre fare riferimento alla variazione registrata nel mese di decorrenza del contratto.

L’indice di riferimento è il FOI  (Famiglie Operai Impiegati)

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NON COMPORTA OBBLIGHI L’OSPITE DELL’INQUILINO

 Quali obblighi ha l’inquilino  nei confronti del proprietario e dell’amministratore del condominio, nel momento in cui ospita un’altra persona in modo fisso e gratuito ? E il proprietario dell’appartamento, quali doveri ha verso l’autorità cittadina e la pubblica sicurezza, se dell’ospite (anche se gratuito) non conosce né generalità né residenza? Come si deve comportare per essere in regola con la legge, senza violare la privacy altrui?
A prescindere dalla tipologia contrattuale stipulata tra le parti ( libero, concertato, ecc..)
chiunque cede la proprietà o il godimento, o a qualunque altro titolo, consente, per un tempo superiore a un mese, l’uso esclusivo di un fabbricato o di parte di esso ha l’obbligo di comunicare all’autorità locale di pubblica sicurezza, entro 48 ore dalla consegna dell’immobile, la sua esatta ubicazione, le generalità dell’ acquirente, del conduttore o della persona che assume la disponibilità del bene e gli estremi del documento di identità dell’interessato. La registrazione dei contratti di trasferimento, aventi ad oggetto immobili o comunque diritti immobiliari, assorbe l’obbligo di questa comunicazione. In questo quesito discende che l’obbligo della comunicazione all’autorità di pubblica sicurezza sorge solo quando vi sia stata cessione dell’unità immobiliare (in locazione o comodato), non quando il soggetto residente nell’appartamento ospiti, eventualmente in subaffitto, altre persone. Conseguentemente, il locatore non è tenuto ad alcuna comunicazione per il nuovo abitante dell’unità locata non avendogli ceduto l’uso esclusivo dell’immobile. L’articolo 2 della legge 392 del 1978 stabilisce che il conduttore non può sublocare totalmente l’immobile, né può cedere ad altri il contratto senza il consenso del locatore. Salvo patto contrario, il conduttore ha però la facoltà di sublocare parzialmente l’immobile, previa comunicazione al locatore con lettera raccomandata che indichi la persona del subconduttore, la durata del contratto ed i vani sublocati. La sublocazione è motivo di risoluzione del contratto se riguarda l’intero immobile; è invece ammessa, previa comunicazione al locatore, se interessa solo parzialmente l’unità immobiliare. L’eventuale rapporto di sublocazione che lega la conduttrice al suo ospite è chiaramente di difficile accertamento se la conduttrice non lo comunichi spontaneamente al locatore.
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CEDOLARE E MARCHE DA BOLLO su ricevute di affitto

 Mi viene rivolta da domanda se le ricevute di pagamento, rilasciate in relazione a contratti di locazione abitativa assoggettati alla cedolare secca devono scontare l’imposta di bollo fisso di 2 euro.

L’imposta di bollo relativa alla quietanza deve essere assolta nella misura di 2 euro. Ciò in quanto l’articolo 3 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 prevede che la cedolare secca è sostitutiva delle imposte di registro e di bollo sul contratto di locazione. Nel caso in esame, l’imposta di bollo è relativa alla quietanza e non al contratto. Pertanto, il tributo resta dovuto secondo la disciplina ordinaria.

Sanzioni per mancata applicazione marca da bollo da 2 euro

Nel caso di mancata applicazione delle marche da bollo da 2 euro sul documento per cui la legge prevede l’obbligo di apposizione, comporta una sanzione amministrativa pecuniaria . La legge determina che “In caso di omesso, insufficiente o irregolare versamento dell’imposta di bollo dovuta, si applica la sanzione amministrativa, per ogni fattura irregolare, di un importo da 1 a 5 volte l’imposta evasa”.

Facciamo chiarezza .

Quando si deve applicare la marca da bollo da 2 euro e chi deve applicarla? Tutti i dettagli dell’attuale quadro normativo.

La marca da bollo da 2 euro è un valore bollato che è necessario applicare su ricevute e fatture, ma solo in alcuni casi e da parte di alcuni tipi di contribuenti. Vediamo i dettagli dell’applicabilità.

Marca da bollo da 2 euro: la regola generale

La marca da bollo da 2 euro (che sostituisce quella da 1,81 euro in vigore sino a poco tempo fa) è sottoposta ad una regola fiscale generale che ne prevede l’applicazione a fatture o le ricevute fiscali di importo superiore a euro 77,47.

Chi deve applicare la marca da bollo da 2 euro?

Il soggetto che deve applicare la marca da bollo è il soggetto emittente.

La marca deve essere applicata una volta che il documento viene spedito e consegnato.

Il fatto che però debba essere il soggetto emittente ad applicare la marca, non esclude che la responsabilità per la mancata applicazione gravi “in solido” su emittente e ricevente, cioè sja responsabilità di entrambi i soggetti, che in caso di omissione saranno dunque entrambi sottoposti a sanzione. Per la precisione la normativa precisa che l’obbligo ricade su “tutte le parti che sottoscrivono, ricevono, accettano o negoziano atti, documenti o registri non in regola con l’imposta di bollo” .

Quando va applicata la marca da bollo su fatture o ricevute fiscali?

La marca da bollo da 2 euro deve essere applicata sulle fatture o ricevute fiscali emesse dal soggetto attivo dell’operazione.

La marca va applicata sull’originale da consegnare al cliente. Per la propria contabilità sarà inoltre necessario conservare una copia da registrare; allo stesso modo va registrata in contabilità la ricevuta di acquisto della marca da bollo applicata.

Le fatture emesse dunque in regime forfetario e dei superminimi sono soggette ad imposta di bollo ogni qual volta superino i 77,47 euro, essendo operazioni. non soggette ad IVA.

Quando non deve essere applicata la marca da bollo sulle fatture?

Le fatture e le ricevute fiscali sono in principio tutte assoggettate a marca da bollo da due euro quando l’importo relativo superi le 77,47 euro.

Tuttavia non deve essere applicata marca da bollo quando la fattura o la ricevuta fiscale considerata:

  • è soggetta ad IVA;
  • presenta un importo complessivo non soggetta ad IVA inferiore a euro 77,47.

Per diretta conseguenza di quanto detto, è ammissibile che una fattura o una ricevuta fiscale sia soggetta, contemporaneamente, ad IVA e marca da bollo da 2 euro quando l’importo complessivo esente IVA del documenta considerato sia superiore al limite dei 77,47 euro.

 

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Mod.F24 ANCHE A RATE PER IL CANONE TV

Il 31 gennaio scade il termine per il pagamento del Canone RAI 2017 in F24, in unica soluzione oppure a rate: abbonamento annuale 90 euro, importo e calendario delle rate.

Coloro che ricevono l’addebito in bolletta  non devono fare nulla, semplicemente versare quanto previsto. Per i contribuenti che invece versato il canone RAI con il modello F24, c’è la possibilità di pagare a rate. In tutti i casi, va effettuato un versamento entro il prossimo 31 gennaio: quindi chi sceglie il pagamento in un’unica soluzione effettua l’adempimento utilizzando il modello F24 entro fine mese, negli altri casi entro il 31 gennaio si paga la prima rata. Gli importi e il calendario per i pagamenti a rate sono dettagliati dalla circolare 45/2016 dell’Agenzia delle Entrate, eccoli:

  • canone annuale 2017: 90 euro. Pagamento entro il 31 gennaio.
  • Due rate semestrali: 45,94 euro. Scadenze: 31 gennaio e 31 luglio
  • Quattro rate trimestrali: 23,93 euro. Scadenze: 31 gennaio, 30 aprile, 31 luglio, 31 ottobre.

Il codice tributo è TVRI, denominato “canone per rinnovo abbonamento TV uso privato – articolo 3, comma 7, decreto 13 maggio 2016, n. 94“. Nel caso in cui il contribuente paghi per la prima volta il canone RAI, il codice tributo da utilizzare è TVNA, denominato “canone per nuovo abbonamento TV uso privato – articolo 3, comma 7, decreto 13 maggio 2016, n. 94“.

Ecco chi sono i contribuenti che pagano il canone RAI con il modello F24 (ovvero che non ricevono l’addebito in bolletta):

  • fornitura elettrica non interconnessa alla rete nazionale: è il caso delle isole minori non allacciate alla rete elettrica nazionale, ovvero Ustica, le Tremiti, Levanzo, Favignana, Lipari, Lampedusa, Linosa, Marettimo, Giglio, Capri, Pantelleria, Stromboli, Panarea, Vulcano, Salina, Alicudi, Filicudi, Capraia, Ventotene.
  • Famiglia anagrafica in cui nessuno è titolare di un contratto elettrico di tipo domestico residenziale.
  • Inquilini in affitto, con bolletta elettrica intestata al proprietario di casa.
  • Residenti all’estero che hanno una casa con televisore in Italia.
  • Contribuenti che dovrebbero pagare il canone tv in bolletta ma non lo hanno ricevuto.

Ricordiamo infine che il 31 gennaio 2017 è anche il termine per chiedere l’esenzione Canone RAI da parte di coloro che non hanno un televisore: la richiesta di esenzione, nel caso in cui non si possieda la televisione, va rinnovata tutti gli anni, quindi devono inviare il modulo anche coloro che lo hanno già fatto nel 2016. Non devono fare nulla, invece, i contribuenti che hanno chiesto l’esenzione l’anno scorso perché il canone viene addebitato su un’altra bolletta elettrica.

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CONTRATTI DI AFFITTO E SPESE DI CONDOMINIO

Spese condominiali nei contratti di locazione a canone concordato con cedolare secca: riscossione dei costi accessori, dichiarazione dei redditi e imponibile fiscale.

L’art. 26 del TUIR indica tra i redditi fondiari, il “canone pattuito per i contratti di locazione”. Le eventuali spese condominiali non dovranno dunque essere inserite nella dichiarazione dei redditi del locatore, o meglio: l’importo da indicare nella dichiarazione dei redditi dovrà essere al netto delle spese di condominio.

Dalle istruzioni del Modelli UNICO Persone Fisiche 2016, alla pagina 29 viene specificato:

“L’ammontare indicato non deve comprendere le spese di condominio, luce, acqua, gas, portiere, ascensore, riscaldamento e simili eventualmente incluse nel canone.”

Il comportamento del proprietario è ottimale al fine di evitare eventuali incomprensioni con l’Ufficio delle Entrate.

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