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IMU riduzione del 25% su contratti concordati

L’IMU è l’imposta dovuta sul patrimonio immobiliare: al valore di ogni singolo immobile, solitamente determinato in base alla sua rendita catastale, si applica una aliquota stabilita dal Comune in cui l’immobile si trova.

L’IMU è ora ricompresa nella nuova Imposta Unica Comunale IUC (IMU + TASI + TARI) introdotta dalla Legge di stabilità 2014.

Riduzioni dell’imposta

L’IMU è ridotta del 25% (si paga, cioè, il 75%) in caso di fabbricato locato a canone concordato, ai sensi della legge 9 dicembre 1998, n. 431.

Che cosa è

L’IMU è una imposta entrata in vigore dal 1° gennaio 2012 in sostituzione di ICI, Irpef dovuta sugli immobili non locati e relative addizionali regionali e comunali.
L’IMU si differenzia pertanto dall’ICI, in quanto tributo sostitutivo di imposte dirette (l’IRPEF sugli immobili) e ripartito fra l’erario (lo Stato),  e il singolo comune, al quale spettava, nella norma ora modificata, il 50% dell’imposta sugli immobili diversi dalla abitazione principale e, delle relative pertinenze, dei fabbricati rurali ad uso strumentale.
Attualmente è invece previsto che l’intera imposta sia riscossa dal comune, ad eccezione degli immobili classificati nel gruppo D, cioè immobili ad uso produttivo, come capannoni, alberghi, ecc.

Il versamento dell’IMU

L’IMU è dovuta in base valore dell’immobile posseduto.
Nel caso di fabbricati, occorre distinguere fra:

  • fabbricati iscritti in catasto;
  • fabbricati non iscritti in catasto;
  • fabbricati di interesse storico e artistico.

Per i fabbricati iscritti in catasto, il valore è costituito dalla rendita attribuita agli stessi,rivalutata del 5% e moltiplicata per i coefficienti indicati:

  • per la categoria A (escluso A/10) , cioè per le abitazioni, si moltiplica per 160;
  • per la categoria C (escluso C/1), cioè rimesse, autorimesse, tettoie, si moltiplica per 160;
  • per la categoria A/10, cioè studi privati, e D/5, cioè banche e assicurazioni, si moltiplica per 80;
  • per la categoria C/1, cioè negozi e botteghe, si moltiplica per 55;
  • per la categoria B, cioè convitti, ospedali, conventi, ricoveri, ecc, e per i fabbricati C/3,C/4, C/5, cioè laboratori, stabilimenti balneari, ecc, si moltiplica per 140.
  • per la categoria D (escluso D/5), cioè opifici e immobili a destinazione speciale e particolare, se iscritti in catasto, si moltiplica per 65.

 Gli immobili non ancora iscritti in catasto sono solitamente inseriti nella categoria D: si tratta di fabbricati ad uso strumentale (ad esempio: capannoni, ecc.), il cui valore  è definito sulla base delle scritture contabili dell’impresa che ne è proprietaria.
Per questi fabbricati l’imposta si calcola partendo dal loro costo originario e applicando i coefficienti di aggiornamento previsti da apposite disposizioni del Ministero delle Entrate e Finanze.
Tale regola è tuttavia applicabile soltanto nel caso di fabbricati posseduti da imprese: qualora il proprietario fosse anche solo in parte un soggetto non imprenditore, cioè un privato, si dovrà fare riferimento a valori determinati con un apposito sistema informatico (procedura DOC.FA.).
Per gli immobili di interesse storico e artistico l’imposta è dovuta in base ad una rendita catastale ridotta, determinata dalla tariffa d’estimo minore fra quelle applicate per le abitazioni della stessa zona censuaria. Si tratta comunque di immobili poco comuni, con caratteristiche e vincoli specifici, la cui individuazione è solitamente effettuata da enti preposti alla tutela del patrimonio storico-artistico.
Per i terreni agricoli la base imponibile è il loro reddito domenicale (cioè il reddito relativo alla proprietà del bene e non quello derivante dal concreto esercizio dell’attività agricola), rivalutato del 25% e moltiplicato per 75, secondo la seguente formula:

 (Reddito domenicale + 25%) x 75

I terreni agricoli sono comunque esenti se sussistono le seguenti condizioni:

  • se posseduti da imprenditori agricoli professionali (IAP) e coltivatori diretti;
  • ricadenti in aree di montagna e di collina, quali individuate dalla C.M. 14.06.93, n. 9;
  • ad immutabile destinazione agro-silvo-pastorale, a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile.

Sulle aree edificabili si paga in base al loro valore venale, fissato al 1° gennaio dell’anno. Si tratta evidentemente di un valore variabile, a differenza di quanto indicato per fabbricati e terreni agricoli, che tiene conto delle eventuali variazioni dovute  a situazioni specifiche (ad esempio, se siano utilizzati da coltivatori o meno, se siano incolti, ecc.).
Le aree fabbricabili utilizzate da imprenditori agricoli sono tassate come terreni agricoli.

Periodo e quote di possessoTorna su

L’IMU è dovuta per anno solare ed è commisurata ai mesi di possesso dell’immobile, considerandola dovuta per l’intero mese se il possesso è superiore a 15 giorni. Nel caso, ad esempio, di compravendita stipulata al 10 ottobre, il venditore sarà tenuto al pagamento per 9 mesi (da gennaio ad settembre) e l’acquirente per i 3 mesi restanti (ottobre-dicembre). Chi è possessore di immobile per tutto anno versa ovviamente l’intera imposta.
L’IMU è altresì dovuta per la quota di possesso: nel caso di più soggetti possessori del medesimo immobile, ciascuno è tenuto al pagamento in base alla propria quota.
E’ inoltre opportuno ricordare che l’IMU sostituisce l’IRPEF sui redditi di terreni e fabbricati soltanto quando questi non risultino locati: in sostanza, un fabbricato concesso in locazione per una parte dell’anno è soggetto all’IMU per l’intero anno solare, secondo le regole sopra descritte, ed è altresì soggetto,  per il solo reddito di locazione, a IRPEF,  calcolata nei modi ordinari o con l’applicazione della cedolare secca.

L’aliquota applicata

L’aliquota dell’IMU è la seguente:

  • 0,76%, su tutti i fabbricati, ad eccezione della abitazione principale e di una sua pertinenza.

I comuni possono aumentare o ridurre l’aliquota sino a 0,3% con disposizioni che devono essere deliberate entro il 30 novembre e che possono  prevedere esenzioni e riduzioni per particolari tipologie di contribuenti.
L’aliquota prevista per l’IMU deve comunque tenere conto di quanto stabilito per la TASI, posto che la somma dei due tributi non può superare l’aliquota massima del 1,06 %.

Scadenze di versamento

Il versamento può essere effettuato in una unica soluzione, dal 1° maggio ed entro il 16 giugno, oppure in due rate, la prima in acconto fra il 1° maggio e il 16 giugno, la seconda a saldo, fra il1° e il 16 dicembre.

L’IMU non è dovuta sull’abitazione principale. L’esenzione riguarda anche le pertinenze, cioè gli immobili classificati C/2, C/6, C/7 (garage, cantine, solai), limitatamente a una per ogni categoria.
Sono inoltre esenti gli alloggi regolarmente assegnati dagli Istituti autonomi per le case popolari (Iacp) e dagli enti di edilizia residenziale pubblica, comunque denominati, aventi le stesse finalità degli Iacp, nonché le unità immobiliari appartenenti a cooperative edilizie a proprietà indivisa,se adibiti a casa di abitazione. L’esenzione è riconosciuta anche agli studenti universitari assegnatari (in questo caso, anche se non residenti).
Per quanto concerne i fabbricati concessi in uso gratuito a parenti in linea diretta entro il primo grado (in sostanza, a genitori e figli) è prevista una riduzione dell’imposta pari al 50%, nel rispetto di determinate condizioni (dal 2016, i comuni non possono più deliberare in maniera autonoma l’assimilazione di tali fabbricati alla prima casa).

L’IMU non è inoltre dovuta dalle imprese costruttrici per i fabbricati costruiti e destinati alla vendita,  fintanto che permanga tale destinazione e non siano locati.

Sono escluse dalla sospensione del versamento, che rimane perciò interamente dovuto, le abitazioni di tipo signorile, le ville, i castelli o i palazzi di pregio storico o artistico (categorie catastali A1, A8 e A9).

Modalità di versamento

L’IMU si paga con versamento diretto da parte del contribuente, utilizzando il modello F24, reperibile presso gli sportelli bancari e gli uffici postali.
Il pagamento mediante modello F24 può essere effettuato anche online, oppure attraverso gliintermediari fiscali abilitati (commercialisti e consulenti fiscali in genere).
Per il versamento, il modulo prevede una apposita sezione e deve essere compilato un rigo per ogni comune in cui si posseggano degli immobili. In esso devono essere indicati:

  • il codice del comune;
  • il numero dei fabbricati posseduti in quel comune;
  • per i fabbricati diversi dall’abitazione principale e dai fabbricati rurali va distinta la quota destinata allo Stato e quella destinata al Comune
  • se si tratta di versamento in acconto oppure a saldo;
  • l’importo dovuto.

 Il versamento può essere effettuato anche mediante un bollettino postale. In tal caso, il numero di conto corrente (1008857615, uguale per tutti i comuni italiani) e l’intestazione (Pagamento IMU) sono già prestampate.
Sul bollettino devono essere indicati:

– l’importo dovuto;
– il codice del comune;
– il numero dei fabbricati posseduti in quel comune;
– se si tratta di versamento in acconto oppure a saldo.
La dichiarazione IMU

La dichiarazione IMU è obbligatoria quando si verifichino variazioni che modificano il versamento dell’imposta, variazioni che il comune non può reperire presso la banca dati catastale, e delle quali perciò non potrebbe venire a conoscenza.
Questa situazione può avere diverse origini, delle quali le più frequenti sono:

  • fabbricati dichiarati inagibili;
  • fabbricati che fruiscono di riduzioni di imposta, ad esempio perché assegnati a parenti o locati con regime agevolato (dove il regolamento comunale preveda tali riduzioni);
  • fabbricati divenuti di interesse storico;
  • in generale, fabbricati per i quali sono intervenute, nel corso dell’anno, modifiche che hanno determinato un diverso calcolo dell’imposta.

La  dichiarazione IMU invece, non deve  essere presenta quando non sono intervenute modifiche rispetto a quanto originariamente esposto nella dichiarazione ICI.
La dichiarazione deve essere presentata al comune interessato, quello cioè in cui si trova il fabbricato oggetto di variazione, entro il 30 giugno dell’anno successivo.

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07

TABELLE ANF (valide dal 01.07.16 al 30.06.2017)

QUADRO RIEPILOGATIVO DELLE TABELLE ANF PER TIPOLOGIA E SITUAZIONE FAMILIARE

( Le tabelle sono aggiornate e valide per il periodo 1 luglio 2016 – 30 giugno 2017)
Tab.11
Tab.12
Tab.13
Tab.14
Tab.15
Tab.16
Tab.19
Tab.20a
Tab.20b
Tab.21a
Tab.21b
Tab.21c
Tab.21d
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07

CANONE RAI IN ASSENZA DI SEGNALE

Il Canone RAI va pagato da tutti i possessori di apparecchi in grado di ricevere trasmissioni televisive, ma cosa accade se il segnale scarseggia? Ecco cosa fare in caso di disservizi.

Sembra quasi impossibile, ma esistono ancora zone d’Italia non coperte dal segnale RAI, in questi casi è lecito domandarsi se il canone RAI sia comunque dovuto oppure no. Ricordando però che la tassa è legata al possesso di apparecchi in grado di ricevere in segnale TV, risulta purtroppo dovuta anche qualora il segnale non arrivi o risulti compromesso. Per risultare esenti è necessario dichiarare di non possedere apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni televisive (art. 1 del R.D.L. del 21/02/1938 n. 246).

Attraverso il sito web RAI Way è possibile sapere se in una determinata zona c’è una buona ricezione del segnale RAI. Sul sito si legge che:

“Il servizio di ricevibilità del segnale radiotelevisivo nei Comuni è fornito da RAI Way per conto di RAI. Le informazioni ivi contenute derivano da una capillare attività di misura e sono rappresentative delle condizioni medie di ricevibilità nel Comune, valutate secondo gli Standard Internazionali. Ciò non esclude che vi siano situazioni puntuali, in particolare impiantistiche e/o orografiche, che limitano la ricevibilità in alcune parti del territorio comunale o che necessitano dell’installazione di sistemi riceventi complessi da parte degli utenti.

Il servizio territoriale di RAI Way fornisce, per conto della RAI, assistenza tecnica agli abbonati tramite Call Center, oppure, nei casi più complessi, tramite risposta telefonica diretta”.

In caso di disservizi sulla trasmissione di programmi radio o televisivi è dunque possibile contattare il numero verde 800 111 555. Si può pertanto sperare di ricevere un segnale più forte ma non di ottenere una esenzione sul Canone RAI o un rimborso per l’imposta versata a fronte di un servizio poco efficiente. Se la propria zona risulta coperta in maniera non efficiente, è quindi valutabile la dismissione dell’apparecchio con conseguente procedura di invio della dichiarazione sostitutiva, che attesti il non possesso di apparecchi atti a ricevere il segnale della TV di Stato.

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07

Canone RAI rimborsi , i codici tributo

Codici tributo per i versamenti all’Erario o utilizzo in compensazione dei rimborsi per le somme riscosse dalle imprese elettriche a titolo di canone RAI.

Con Risoluzione n. 50/2016, l’Agenzia delle Entrate ha istituito i codici tributo che le imprese elettriche devono utilizzare con riferimento al nuovo canone RAI in bolletta, come previsto dall’articolo 1, commi da 152 a 161, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Legge di Stabilità 2016). I codici, operativi dal 1° agosto 2016, devono essere utilizzati per:

  • rimborsi in compensazione (sempre tramite F24) ai clienti, ai sensi dell’articolo 6 del decreto 13 maggio 2016, n. 94;
  • riversamento somme riscossea titolo di canone di abbonamento alla TV di Stato per uso privato, di cui al regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246, e successive modificazioni (tramite F24).

In particolare, le somme riscosse a titolo di Canone RAI alle imprese elettriche mediante addebito sulle fatture emesse nei confronti dei titolari di utenza di fornitura di energia ad uso domestico residenziale dovranno essere riversate direttamente all’Erario mediante versamento unitario da effettuarsi entro il giorno 20 del mese successivo a quello di incasso.

Codici tributo

3410” denominato “Recupero da parte delle imprese elettriche delle somme rimborsate ai clienti a titolo di canone di abbonamento alla televisione – art. 6 del Decreto 13 maggio 2016, n. 94” da utilizzare per recuperare in compensazione, mediante F24, i rimborsi ai clienti a titolo di canone di abbonamento alla televisione, come previsto dall’articolo 6, comma 7, del citato decreto n. 94 del 2016. In sede di compilazione del modello F24, il codice tributo va esposto nella sezione “Erario” nella colonna “importi a credito compensati”, con l’indicazione nel campo “rateazione/regione/provincia/mese di rif.” e nel campo “anno di riferimento” del mese e dell’anno in cui è stato effettuato il rimborso del canone, rispettivamente nel formato “00MM” e “AAAA”.

3409” denominato “Riversamento da parte delle imprese elettriche delle somme riscosse a titolo di canone di abbonamento alla televisione – art. 3, R.D.L. n. 246/1938” da utilizzare per il versamento tramite modello F24, delle somme riscosse a titolo di canone di abbonamento alla televisione ad uso privato. In sede di compilazione del modello F24 tale codice tributo è esposto nella sezione “Erario”, nella colonna “importi a debito versati”, con l’indicazione nel campo “rateazione/regione/provincia/mese di rif.” e nel campo “anno di riferimento” del mese e dell’anno cui si riferisce l’incasso del canone, rispettivamente nel formato “00MM” e “AAAA”.
Per il recupero di eventuali somme riversate in eccesso rispetto al canone riscosso, in sede di compilazione del modello F24 il codice tributo “3409” è esposto nella sezione “Erario” nella colonna “importi a credito compensati”, con l’indicazione nel campo “rateazione/regione/provincia/mese di rif.” e nel campo “anno di riferimento” del mese e dell’anno cui si riferisce il riversamento eccedente, rispettivamente nel formato “00MM” e “AAAA”;

L’Agenzia precisa che alle somme recuperate in compensazione utilizzando il codice tributo istituito non si applicano i limiti previsti dall’articolo 34 della legge n. 388 del 2000.

 Fonte: Agenzia delle Entrate.

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07

CANONE RAI IN BOLLETTA via ai controlli

Partono i primi controlli sul pagamento del canone RAI contenuto all’interno della bolletta elettrica: ancora troppi gli errori di addebito ai contribuenti.

Il canone RAI dovrà essere pagato dai contribuenti all’interno della bolletta elettrica, a partire dal mese di luglio. Soprattutto in questa fase iniziale, l’obiettivo è quello di ridurre al minimo il numero di errori presenti nelle fatture consegnate ai cittadini, per evitare che l’iniziativa possa rivelarsi un problema per le stesse società fornitrici di energia. Per questo, contestualmente al consueto lavoro di emissione delle bollette, le aziende stanno realizzando i primi controlli incrociati, basati sulle liste di utenti raccolte e inviate da Acquirente Unico.

Il risultato delle prime analisi suggerisce la necessità di raffinare ancora i processi, poiché gli errori riscontrati si avvicinano all’1,5%rispetto al totale del campione preso in considerazione.

Nello specifico, le aziende erogatrici hanno incontrato tutta una serie di casistiche per cui un dato nominativo non sarebbe dovuto essere presente all’interno della lista. Ad esempio, nel caso in cui il soggetto ha presentato la dichiarazione di non detenzione dell’apparecchio televisivo, oppure nomi di clienti migrati verso altri gestori, oppure ancora nominativi errati.

A questi, si aggiungono anche altri casi “curiosi”, come nominativi di persone decedute che, per ovvi motivi, non dovevano essere ricompresi all’interno delle liste inviate alle aziende e per i quali in realtà si apre una più complessa procedura che interessa gli eredi. A tal fine, ricordiamo che la TV di Stato ha predisposto una serie di FAQ nonché diversi esempi di esonero al pagamento del canone RAI, con relativa procedura: dichiarazione sostituiva, voltura d’ufficio, rimborso, ecc.

Infine, l’Agenzia delle Entrate ha fornito, in una circolare riepilogativa, tutte le indicazioni sugli utenti chiamati al pagamento della tassa e sugli importi precisi da versare.

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